Sabjan Ballici, 24 anni, sportivo e operaio elettricista a Perugia, ha iniziato a manifestare problemi di salute nell’estate 2025. Il primo accesso al pronto soccorso del Santa Maria della Misericordia avviene il 27 dicembre, dopo febbre alta, tosse intensa e presenza di sangue nell’espettorato. Secondo la famiglia, il giovane attende ore senza essere visitato, tornando a casa.
Il secondo accesso, il 19 gennaio, avviene con impegnativa del medico di famiglia che raccomanda il ricovero per bronchiolite. Anche in questo caso, Ballici viene dimesso dopo alcune ore con la prescrizione di una broncoscopia. Durante l’esame, un medico avrebbe attribuito i sintomi all’uso di droghe, circostanza negata con forza dalla famiglia.
Il terzo accesso risale al 29 gennaio, dopo un aggravamento dei sintomi e forti dolori al petto. Il giovane viene trattenuto una notte in osservazione e poi nuovamente dimesso “all’attenzione del medico curante”.
Ricovero e diagnosi tardiva
Il 6 febbraio, con sintomi sempre più gravi, Ballici viene ricoverato all’ospedale di Foligno, dove la diagnosi è adenocarcinoma gastrico. Purtroppo, il giovane muore due settimane dopo per complicanze legate al tumore.
Secondo un consulente medico della famiglia, la diagnosi poteva essere fatta prima se non fosse stato dimesso precocemente a Perugia. Ciò avrebbe permesso di iniziare un eventuale trattamento chemioterapico, allungando la vita del paziente e riducendo le sofferenze.
Denuncia e indagine
Gli avvocati della famiglia, Luca Maori e Luca Valigi, hanno presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Spoleto, diretta da Claudio Cicchella, per accertare eventuali responsabilità sanitarie. La Procura ha aperto un’indagine sul caso, valutando se ci siano profili di negligenza o omissione nella gestione dei tre accessi al pronto soccorso e nel successivo ricovero tardivo.
Dichiarazioni della famiglia
L’avvocato Luca Maori ha dichiarato a Umbria 24: «Ci troviamo di fronte a un caso di gravità immensa. Ho promesso alla madre che sarò la voce di Sabjan attraverso la denuncia e la richiesta di risarcimento». Secondo Maori, il giovane «è stato fatto morire» a causa di un “muro” da parte del pronto soccorso e di alcuni medici che non hanno considerato le emergenze né gli esami clinici, lasciandolo anche per sei ore in codice bianco prima di una diagnosi tardiva a Foligno.
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