Un nuovo sviluppo nell’inchiesta che a gennaio 2025 aveva portato al sequestro di 65 chili di cocaina e all’arresto del ristoratore folignate Giampaolo Coresi: i finanzieri del Goa del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno eseguito sei misure cautelari nei confronti di altrettanti cittadini di origine albanese, quattro residenti in provincia di Perugia e due in quella di Firenze. Per quattro di loro si sono aperte le porte del carcere, mentre due madri di figli minori sono finite agli arresti domiciliari.
Operatività e metodologie del sodalizio
Le indagini hanno utilizzato intercettazioni telefoniche e ambientali, sistemi di localizzazione satellitare e appostamenti, permettendo di raccogliere gravi indizi sull’operatività della rete criminale. L’associazione aveva base a Foligno, ma operava anche in altre regioni italiane, con contatti in città come Perugia, Roma, Bari e Napoli, e legami documentati con clan della Camorra. I vertici erano localizzati a Dubai e in Albania, mentre il promotore organizzava il trasporto di ingenti quantitativi di cocaina, poi smistati attraverso cellule operative su gran parte del territorio nazionale.
Quantitativi e modalità operative
Gli investigatori hanno ricostruito circa 40 episodi di traffico di non meno di 200 chili di cocaina. Durante le operazioni di carico e scarico, spesso effettuate in pieno giorno nei parcheggi di centri commerciali, il promotore era accompagnato dalla moglie e dal figlio minore, utilizzati come copertura per rendere meno sospette le attività illecite.
Strumenti sofisticati e arresti in flagranza
L’organizzazione si serviva di strumenti tecnologici avanzati, come criptofonini resettabili da remoto, per le comunicazioni interne. Durante le indagini, una persona è stata arrestata in flagranza con quasi 25 chili di cocaina nascosti in un doppio fondo dell’auto, insieme a 55 mila euro in contanti, una pistola rubata e diversi telefoni cellulari, due dei quali criptati.
Decisione del tribunale
Alla luce delle prove raccolte, il GIP del tribunale di Perugia, su richiesta del procuratore aggiunto Gennaro Iannarone, ha disposto le misure cautelari eseguite dai finanzieri, confermando la portata nazionale dell’organizzazione e l’elevata pericolosità dei suoi membri.
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