Perugia ha celebrato l’80° anniversario della Fondazione della Repubblica italiana con una giornata di iniziative istituzionali e momenti dedicati alla cittadinanza. Le celebrazioni si sono svolte il 2 giugno nel centro storico del capoluogo umbro, dove autorità civili, rappresentanti delle forze armate, associazioni combattentistiche e numerosi cittadini si sono riuniti presso il monumento ai Caduti dell’Ara Pacis di via Masi per ricordare una delle ricorrenze più significative della storia nazionale.
La manifestazione si è aperta con l’ingresso dei gonfaloni del Comune di Perugia, della Provincia di Perugia e della Regione Umbria. A seguire, il prefetto di Perugia Francesco Zito ha passato in rassegna il picchetto interforze prima della cerimonia dell’alzabandiera, accompagnata dalle note dell’Inno di Mameli e dell’Inno Europeo. Durante l’evento è stato inoltre letto il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Alla cerimonia hanno preso parte anche il coro del Conservatorio di Musica Francesco Morlacchi e quello dell’Università degli Studi di Perugia, contribuendo a rendere particolarmente solenne la commemorazione.
Le parole della sindaca
Nel corso della mattinata, la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi ha ricordato il valore storico della nascita della Repubblica e il percorso democratico intrapreso dall’Italia a partire dal referendum del 1946. “Festeggiamo 80 anni della Repubblica, una delle date fondamentali del nostro calendario civile e quest’anno ci insegna qualcosa di più, non è un caso che la Repubblica è nata quando la democrazia si è allargata e ha restituito alle donne il diritto di cittadinanza”, ha dichiarato la prima cittadina a margine delle celebrazioni.
Nel suo intervento, Ferdinandi ha evidenziato il contributo determinante delle donne nello sviluppo della democrazia italiana. “Dal 1946 di passi ne sono stati fatti tantissimi” e “la nostra democrazia è cresciuta grazie alla voce, alla visione e alla partecipazione delle donne”, ha affermato la sindaca, sottolineando come il coinvolgimento femminile abbia rappresentato un elemento fondamentale nel percorso di crescita del Paese.
L’attenzione si è poi spostata sul significato della Repubblica e sulle radici storiche che ne hanno accompagnato la nascita. Secondo Ferdinandi, “la Repubblica è stata una conquista, non un qualcosa che è stato regalato all’Italia, ma il frutto di una riconquista che il popolo italiano ha fatto anche grazie alla resistenza, donandoci poi quella meravigliosa Costituzione che è forse una delle forme della cultura democratica più grande d’Europa”.
Al centro della riflessione anche il ruolo della Costituzione italiana, considerata il pilastro dei principi democratici del Paese. La sindaca ha ricordato come la Carta costituzionale rappresenti molto più di un semplice riferimento normativo. “Ci ha consegnato una visione di un paese, non solo un fondamento giuridico, una visione che parla di uguaglianza, di libertà, dignità della persona e di pace”, ha dichiarato, aggiungendo che questi valori restano ancora oggi “una promessa ancora da realizzare”.
Le parole del vicepresidente regionale
Presente anche Tommaso Bori, vicepresidente Regionale.
Nel corso del suo intervento, Bori ha ricordato il significato storico del referendum istituzionale che segnò la fine della monarchia e l’avvio della stagione repubblicana. “Ottant’anni fa gli italiani non scelsero soltanto una forma istituzionale. Scelsero un’idea di Paese”, ha dichiarato il vicepresidente, definendo il voto del 1946 “un atto di fiducia reciproca tra cittadini e istituzioni” e l’inizio di “una nuova idea di cittadinanza”.
Il rappresentante della Giunta regionale ha evidenziato il contesto nel quale maturò quella decisione, sottolineando le difficoltà che il Paese stava affrontando nel dopoguerra. “L’Italia usciva dalle macerie della guerra, dalle divisioni e dalla paura. In quella fase di fragilità il popolo italiano ebbe il coraggio di affidarsi alla democrazia e di costruire il proprio futuro attraverso la partecipazione e il voto”, ha affermato.
Particolare attenzione è stata dedicata al contributo fornito dall’Umbria durante il referendum del 1946. Bori ha ricordato che la regione fu tra quelle che sostennero maggiormente la causa repubblicana, mettendo in evidenza il coinvolgimento della popolazione e soprattutto delle donne. “L’Umbria fu tra le regioni che diedero il contributo più alto alla causa della Repubblica contro la monarchia, con una partecipazione popolare straordinaria e, in particolare, con un’altissima partecipazione femminile”.
Proprio il tema del suffragio femminile è stato uno dei passaggi centrali del suo intervento. Il vicepresidente ha sottolineato il valore storico della prima partecipazione delle donne a una consultazione nazionale, definendola una svolta decisiva per il Paese. “Non fu soltanto una conquista politica, ma l’inizio di una nuova idea di cittadinanza, più inclusiva e pienamente democratica”.
Guardando all’attualità, Bori ha richiamato il significato concreto della Repubblica e della Costituzione italiana in una fase storica caratterizzata da sfide sociali, disuguaglianze e crescente sfiducia nelle istituzioni. “La Repubblica vive ogni volta che una comunità sceglie di non voltarsi dall’altra parte. Vive nella scuola pubblica che tiene insieme le differenze, nella cultura che crea cittadinanza e spirito critico, nei territori che non si arrendono allo spopolamento, nei giovani che rivendicano il diritto di costruire il proprio futuro”.
Secondo il vicepresidente, il messaggio più attuale lasciato dal referendum del 1946 riguarda la necessità di preservare la coesione democratica e il senso di comunità. “In una stagione in cui tutto sembra spingerci verso la sfiducia, verso l’isolamento e verso l’idea che ciascuno debba salvarsi da solo, dobbiamo ricordare che nessuna libertà si salva da sola. La libertà esiste davvero soltanto all’interno di una comunità democratica che riconosce dignità alle persone”.
Nel suo intervento è stato inoltre richiamato il pensiero del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, più volte espresso nel corso del suo mandato. “La Costituzione vive soltanto se viene praticata ogni giorno: nei diritti, nella coesione sociale, nella capacità di tenere unite culture e sensibilità diverse”, ha ricordato Bori.
La parte finale del discorso è stata dedicata al tema della partecipazione civile e della difesa della democrazia, con un riferimento particolare alle nuove generazioni. “Noi rappresentanti abbiamo il dovere di reagire e di non permettere che venga normalizzata una visione autoritaria che mina le radici più profonde della democrazia”, ha affermato. Rivolgendosi ai giovani ha poi citato Stéphane Hessel: “Indignatevi”, aggiungendo che “l’indignazione sia il primo passo per un vero risveglio delle coscienze”.
In chiusura, il vicepresidente della Regione Umbria ha ribadito il valore simbolico e civile della ricorrenza del 2 giugno. “La celebrazione del 2 giugno non è soltanto memoria istituzionale, ma assunzione di una responsabilità comune. Non si tratta di custodire il passato con nostalgia, ma di meritare ogni giorno quella scelta compiuta ottant’anni fa. La Repubblica è una promessa che ogni generazione ha il dovere di mantenere viva”.
Gli altri appuntamenti
Le celebrazioni per l’anniversario della Repubblica sono proseguite per l’intera giornata con ulteriori appuntamenti rivolti alla cittadinanza. Tra gli eventi in programma, particolare rilievo ha assunto la consegna di una copia della Costituzione ai neo-maggiorenni, prevista nel pomeriggio in piazza IV Novembre. Un’iniziativa simbolica dedicata alle nuove generazioni, con l’obiettivo di rafforzare la conoscenza dei principi costituzionali e il senso di appartenenza alla comunità democratica.
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