Cinque giorni di blocco dei tir sono stati evitati grazie a un pacchetto di interventi governativi che prevede l’aggiunta di 200 milioni di euro ai 100 già stanziati sotto forma di credito d’imposta per i carburanti, la sospensione dei versamenti contributivi fino a luglio, il dimezzamento a trenta giorni dei tempi per il rimborso delle accise a partire da ottobre, il ripristino della consulta generale del settore e l’impegno a compensare gli effetti di eventuali future riduzioni delle accise.
L’accordo, raggiunto a Palazzo Chigi tra l’esecutivo e le sigle dell’autotrasporto, ha portato alla sospensione della protesta nazionale inizialmente prevista dal 25 al 29 maggio per contrastare i pesanti rincari energetici.
Segnali positivi per le imprese umbre
I vertici regionali di Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Confcooperative e Legacoop Produzione e Servizi hanno accolto positivamente l’esito del confronto guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Pur non ritenendo i provvedimenti esaustivi, in un comunicato hanno definito le misure un primo segnale concreto a sostegno della categoria.
A favorire la distensione concorrono anche segnali di allentamento delle tensioni geopolitiche, in particolare la prospettiva di una riapertura dello stretto di Hormuz, che potrebbe ridurre la pressione sui mercati energetici e avviare una discesa dei prezzi industriali.
Urgenza dei tempi e riforme strutturali
I portavoce delle quattro sigle sindacali, Marcello Volpi, Stefano Boco, Matteo Ragnacci e Lorenzo Mariani, attendono ora la pubblicazione dei decreti, con particolare attenzione ai tempi entro cui i 300 milioni di euro promessi potranno arrivare alle aziende.
Le associazioni chiedono inoltre riforme strutturali per superare la storica debolezza del comparto, caratterizzato da tariffe di trasporto troppo basse, che comprimono i margini anche nei periodi di crescita economica.
L’impatto economico in Umbria
Per le imprese umbre, il conto degli ultimi mesi è stato pesantissimo. Secondo la Cgia di Mestre, l’impennata del prezzo del gasolio negli ultimi tre mesi, coincidenti con le tensioni nel Golfo, ha generato un sovraccosto di 34,7 milioni di euro.
In Umbria circolano 12.301 mezzi pesanti oltre le 3,5 tonnellate, di cui 7.993 autocarri a gasolio e 4.308 motrici per semirimorchi.
Il tessuto imprenditoriale locale in calo
Il rincaro dei carburanti si inserisce in un processo di ridimensionamento del comparto. Tra il 2015 e il 2025, l’Umbria ha perso 383 imprese di autotrasporto, scendendo da 1.461 a 1.078 unità, con una contrazione del 26,2%, superiore alla media nazionale del 22,2%.
La flessione è più marcata nel Perugino, con una riduzione del 26,5%, mentre la provincia di Terni registra un calo del 25,2%, con la chiusura di 73 aziende.
Il quadro nazionale e la crisi dei costi
A livello nazionale, la crisi internazionale ha comportato un costo aggiuntivo di 2,1 miliardi di euro per il settore. In meno di tre mesi, il prezzo del gasolio alla pompa è salito dell’18,5%, passando da 1,676 a 1,986 euro al litro, mentre il petrolio ha registrato un incremento del 46%.
Per un mezzo pesante con percorrenza mensile di 10.000 km, l’extra costo è di 940 euro al mese, oltre 6.000 euro in tre mesi. L’impatto maggiore si concentra nelle regioni con flotte più numerose, come Lombardia, Campania e Sicilia.
Il “killer silenzioso” e le prospettive future
La vulnerabilità delle imprese è accentuata da una grave crisi di liquidità, che costringe a pagare il carburante immediatamente, mentre i pagamenti dai committenti arrivano con mesi di ritardo. Strumenti come il supplemento carburante risultano spesso inefficaci a causa del limitato potere contrattuale dei piccoli operatori.
Negli ultimi dieci anni, in Italia sono sparite oltre 19.000 imprese di autotrasporto, riducendo il numero totale da 86.590 a 67.349. I veicoli commerciali in circolazione sono oggi 741.458, concentrati soprattutto nel Mezzogiorno.
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