In Umbria il lavoro c’è, ma i medici di famiglia mancano. L’ultimo report regionale evidenzia 206 zone scoperte, 37 in più rispetto all’anno precedente, e soltanto 8 domande di assunzione presentate, equamente distribuite tra le province di Perugia e Terni. Recentemente, tre medici hanno rinunciato agli incarichi, preferendo ospedali o cliniche private. La situazione conferma una crisi della medicina generale, con un crescente numero di posti vacanti e scarsissimo interesse da parte dei giovani medici, come sottolinea al Corriere dell’Umbria, Pietro Cavalletti, segretario Fimmg provinciale di Perugia.
Cause della scarsa attrattività della professione
Secondo Cavalletti, le ragioni principali della bassa partecipazione ai bandi sono condizioni di lavoro gravose, con carichi burocratici elevati, responsabilità crescenti e scarso supporto organizzativo. La professione risulta poco attrattiva, soprattutto nelle aree interne, isolate e con pochi servizi. Inoltre, i modelli organizzativi superati non rispondono alle esigenze dei nuovi medici, sempre più orientati a lavoro in team e conciliazione vita-lavoro, mentre la remunerazione non risulta adeguata. I ritardi nelle politiche regionali aggravano la situazione, lasciando molte sedi vacanti o temporaneamente coperte, con impatto sull’accesso alle cure dei cittadini.
Impatto sulle liste d’attesa e sull’intramoenia
Nonostante la crescita delle liste d’attesa, l’attività intramoenia dei medici ospedalieri non ha subito un calo significativo. In Umbria, le visite a pagamento restano elevate, con 16.700 euro per mille abitanti, a conferma di un sistema sanitario sotto pressione. La mancanza di medici di famiglia provoca quindi ripercussioni dirette sulla qualità dei servizi, con cittadini costretti a ricorrere a ospedali o strutture private.
La proposta della Fimmg
Per fronteggiare la carenza, la Fimmg ha elaborato una proposta operativa: incentivi economici mirati per le aree disagiate, sviluppo di modelli organizzativi strutturati, riduzione della burocrazia impropria, maggiore flessibilità per i giovani medici, programmazione regionale anticipatoria e condivisa, e uso di diagnostica di primo livello negli ambulatori per ridurre accessi impropri al pronto soccorso. Senza queste misure, la medicina territoriale rischia un progressivo indebolimento, con conseguenze sul servizio sanitario nazionale.
L’urgenza di interventi concreti
La Fimmg ribadisce la necessità di azioni immediate da parte della Regione Umbria, con la sottoscrizione del nuovo Air come passaggio politico decisivo per rilanciare la medicina del territorio. Cavalletti conclude che serve un impegno chiaro e coerente per costruire un sistema assistenziale adeguato ai bisogni dei cittadini e rendere nuovamente attrattiva la professione per i giovani medici.
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