Sanità umbra, farmaci e dispositivi spingono il disavanzo: nasce la cabina di regia regionale

La Regione punta a contenere la spesa sanitaria e uniformare la gestione dopo i nuovi sforamenti nei bilanci delle aziende umbre

Farmaci e dispositivi medici continuano a rappresentare due delle principali voci che incidono sul disavanzo della sanità umbra. Anche nel 2025 i bilanci delle Usl e delle Aziende ospedaliere regionali sono stati chiusi formalmente in utile solo grazie alle consistenti risorse straordinarie trasferite dalla Regione.

Per cercare di contenere la crescita della spesa sanitaria e uniformare la gestione tra le quattro aziende umbre, Palazzo Donini ha deciso di istituire una nuova cabina di regia regionale dedicata alla governance farmaceutica e ai dispositivi medici.

Nuovi sforamenti della spesa sanitaria

Il provvedimento nasce dopo che nei primi mesi del 2026 sono emersi ulteriori sforamenti dei tetti di spesa sia per la farmaceutica convenzionata sia per gli acquisti diretti ospedalieri. Nella delibera regionale viene ricordato che già nel 2021 l’Umbria risultava la prima regione italiana per incidenza della spesa per acquisti diretti sul Fondo sanitario nazionale.

Secondo la Regione, il peso della spesa continua ad aumentare a causa dell’invecchiamento della popolazione e dell’arrivo di terapie innovative sempre più costose. Nel documento viene infatti evidenziato che le nuove cure previste tra il 2026 e il 2027 comporteranno «un incremento medio del 15 per cento dei costi per paziente».

La nuova cabina di regia

La nuova struttura viene definita come un organismo stabile incaricato di garantire la governance farmaceutica, la sostenibilità economica del Servizio sanitario regionale e l’uniformità delle cure sul territorio.

Tra i compiti previsti figurano il monitoraggio continuo della spesa per farmaci e dispositivi medici attraverso strumenti digitali e sistemi di analisi predittiva, con l’obiettivo di anticipare eventuali scostamenti rispetto ai tetti programmati.

La cabina dovrà inoltre elaborare indirizzi comuni per uniformare le prescrizioni nelle diverse aziende sanitarie umbre, soprattutto nelle aree terapeutiche a maggiore impatto economico.

Focus su tecnologie e nuovi farmaci

La delibera prevede anche attività di Health technology assessment, analisi di costo-efficacia e verifiche sull’impatto economico delle nuove tecnologie e dei medicinali innovativi. Per queste attività la Regione potrà collaborare con università ed enti di ricerca.

Alla cabina di regia sarà affidato inoltre il coordinamento delle procedure di acquisto e dei percorsi di assistenza protesica.

La struttura sarà composta dai dirigenti regionali che si occupano di programmazione economica, farmaceutica e dispositivi medici, insieme al direttore del dipartimento di Assistenza farmaceutica e patologia clinica della Usl Umbria 2, che avrà il compito di coordinare le quattro aziende sanitarie regionali.

I numeri dell’ospedale di Perugia

A fotografare il peso della spesa sanitaria è anche il bilancio 2025 dell’Azienda ospedaliera di Perugia. Nel corso dell’anno la spesa per prodotti farmaceutici ed emoderivati ha raggiunto 63 milioni e 87 mila euro, con un aumento vicino al 9 per cento rispetto all’anno precedente.

L’incremento è stato legato soprattutto alle terapie ad alto costo in oncologia e oncoematologia pediatrica. Tra i farmaci che oggi incidono direttamente sul finanziamento corrente figurano anche daratumumab e pembrolizumab, non più coperti dai fondi per i farmaci innovativi.

Sforamenti oltre i tetti regionali

Particolarmente elevato il divario rispetto ai limiti fissati dalla Regione. Per la farmaceutica ospedaliera il tetto assegnato al Santa Maria era di 28,8 milioni di euro, mentre la spesa effettiva ha raggiunto 48,8 milioni, con uno sforamento superiore ai 20 milioni.

Anche la spesa per dispositivi medici resta molto alta: nel 2025 il costo complessivo è stato pari a 67,6 milioni di euro, quasi il doppio rispetto al limite regionale di 34 milioni.

Gli aumenti maggiori si registrano nelle attività chirurgiche e nei dispositivi per l’apparato cardiocircolatorio, con incrementi legati soprattutto ad aritmologia e cardiochirurgia.

Redazione

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