Pfas, procedura Ue contro l’Italia: appello dell’Umbria

De Luca chiede più controlli e lo stop alle sostanze pericolose nelle acque potabili

La Commissione Europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia per il mancato corretto recepimento della direttiva sull’acqua potabile (UE 2020/2184), riaccendendo il dibattito sulla presenza dei Pfas nelle acque. La notizia ha spinto l’assessore all’Ambiente della Regione Umbria, Thomas De Luca, a intervenire chiedendo un’azione più incisiva da parte del Governo. Secondo quanto dichiarato, l’Umbria avrebbe già adottato misure efficaci di monitoraggio, garantendo la sicurezza dell’acqua distribuita ai cittadini.

La procedura d’infrazione europea

L’apertura della procedura da parte dell’Unione Europea riguarda il ritardo o l’incompletezza nell’applicazione delle norme previste dalla direttiva comunitaria sulla qualità delle acque potabili. Un passaggio che evidenzia criticità a livello nazionale nella gestione e nel controllo delle sostanze potenzialmente dannose.

In questo contesto, i Pfas, composti chimici persistenti e potenzialmente nocivi, rappresentano uno dei principali elementi di attenzione per la tutela della salute pubblica.

Il modello Umbria

Secondo l’assessore De Luca, la Regione Umbria ha anticipato le criticità attraverso un protocollo di monitoraggio specifico sui Pfas, che ha consentito di verificare la qualità dell’acqua e prevenire eventuali problemi.

“La Regione Umbria ha dimostrato la piena sicurezza e potabilità dell’acqua”, ha spiegato, sottolineando come le misure adottate abbiano permesso di affrontare in anticipo le nuove disposizioni normative.

Richiesta di intervento nazionale

L’assessore ha evidenziato la necessità di un’azione più decisa da parte dello Stato, criticando la proroga dei limiti previsti dalla normativa nazionale e l’assenza di un intervento definitivo sulle sostanze più pericolose.

“È necessario mettere al bando le tipologie di PFAS più dannose per la salute umana”, ha dichiarato, indicando come prioritaria una regolamentazione più stringente.

Risorse e infrastrutture

Tra le richieste avanzate figura anche uno stanziamento straordinario di risorse per sostenere le regioni. L’obiettivo è intervenire sia sui punti di captazione dell’acqua sia sulla rete acquedottistica, per garantire maggiore sicurezza e resilienza.

Redazione

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