Perugia, sequestro e violenza sessuale ai danni di una studentessa: condannato a 6 anni

Sentenza del gup per il 46enne afghano che la scorsa etate aveva attirato una 21enne con una falsa offerta di lavoro

Tribunale di Perugia

Un uomo di 46 anni, cittadino afghano, è stato condannato a sei anni di reclusione dal giudice per l’udienza preliminare al termine di un processo con rito abbreviato per sequestro di persona e violenza sessuale ai danni di una studentessa 21enne originaria della Mongolia. I fatti risalgono all’estate dello scorso anno e si sono verificati a Perugia, in un locale di via Pinturicchio, dove la giovane era stata attirata con la promessa di un lavoro. La sentenza, emessa nella mattinata, ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante del sequestro.

La ricostruzione dei fatti

Secondo quanto emerso dalle indagini, la giovane sarebbe stata contattata dall’uomo con il pretesto di un’opportunità lavorativa in una futura attività ricettiva. Una volta giunta nel locale indicato, il 46enne le avrebbe impedito di allontanarsi, sottoponendola a violenze per diverse ore durante la notte.

Un elemento determinante nelle indagini è stato rappresentato dalla capacità della vittima di attivare il telefono cellulare e registrare parte delle violenze, fornendo così un riscontro diretto agli investigatori.

La fuga e la denuncia

La mattina successiva ai fatti, la studentessa è riuscita a fuggire dal locale. Tuttavia, la denuncia formale è stata presentata alcuni giorni dopo, in seguito all’arrivo dei familiari dalla Mongolia. La giovane si è poi rivolta alla Polizia di Stato, consentendo l’avvio immediato delle indagini.

Gli investigatori della squadra mobile hanno effettuato una perquisizione nel luogo indicato e raccolto elementi probatori rilevanti.

Le indagini e le prove

Nel giro di pochi giorni, gli agenti sono riusciti a individuare e fermare il presunto responsabile. Le accuse sono state supportate sia dalle registrazioni effettuate dalla vittima sia dalle tracce biologiche rinvenute sugli indumenti, anche intimi, della giovane.

Questi elementi hanno contribuito a delineare un quadro probatorio ritenuto sufficiente per sostenere l’accusa nel procedimento giudiziario.

Il processo e la posizione della vittima

Il procedimento si è svolto con rito abbreviato, che ha portato alla condanna a sei anni di reclusione. Il giudice ha valutato le condizioni dell’imputato, tra cui l’assenza di precedenti penali e la regolare presenza sul territorio italiano, riconoscendo le attenuanti generiche.

La vittima, dopo aver collaborato nella fase iniziale delle indagini, ha lasciato l’Italia e non ha preso parte alle successive fasi processuali.

Redazione

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