Il sindacato infermieristico NurSind ha inviato una formale segnalazione di “grave criticità organizzativa e assistenziale” al Difensore Civico della Regione Umbria, denunciando la collocazione sistematica di pazienti ricoverati in letti posizionati nei corridoi dei reparti dell’azienda ospedaliera di Perugia. La segnalazione, che fa seguito a numerose rimostranze raccolte sia dal personale sanitario sia da cittadini, descrive una pratica non più episodica ma strutturale, adottata per far fronte al costante sovraffollamento del nosocomio perugino.
Secondo quanto riportato nella nota sindacale, i pazienti sistemati nei corridoi ricevono un’assistenza definita “non adeguata”, poiché collocati in spazi non destinati alla degenza. La loro posizione comporta una continua esposizione al passaggio di operatori, altri degenti e visitatori, rendendo di fatto impossibile garantire la tutela della privacy durante visite mediche, procedure assistenziali e comunicazioni cliniche. NurSind richiama esplicitamente l’articolo 32 della Costituzione e la Carta dei diritti del malato, ribadendo che ogni cittadino ha diritto a essere assistito nel rispetto della propria dignità, riservatezza e sicurezza.
Rischi clinici e infettivi: l’allarme del sindacato
Tra le criticità sollevate, particolare rilievo assumono i rischi legati alle infezioni correlate all’assistenza (ICA). Secondo NurSind, la gestione dei pazienti in spazi caratterizzati da elevata promiscuità e intenso transito di persone può compromettere seriamente le misure di prevenzione e controllo delle infezioni, esponendo i ricoverati a complicanze evitabili.
Il sindacato punta anche il dito sul sistema “Cibngolo”, introdotto nel novembre 2023 con l’obiettivo di migliorare la gestione dei pazienti e la qualità dell’assistenza. Dopo una prima fase applicativa e i miglioramenti apportati nel corso del primo anno, lo strumento “sembra aver perso efficacia, non riuscendo a prevenire il ricorso alla collocazione dei pazienti nei corridoi dei reparti”. Una circostanza che, secondo NurSind, conferma la necessità di un intervento istituzionale urgente.
“Il protrarsi di queste condizioni non può essere considerato una soluzione organizzativa accettabile”, ha dichiarato Marco Erozzardi, segretario regionale del NurSind. Il sindacato si riserva di coinvolgere le competenti autorità e gli organi di vigilanza qualora le criticità non venissero risolte.
FdI chiede conto alla Regione Umbria
La denuncia sindacale ha innescato una reazione politica immediata. Il gruppo di Fratelli d’Italia in Regione Umbria ha annunciato la presentazione di una interrogazione urgente, sottolineando come la situazione presenti profili critici che vanno ben oltre la sola questione della privacy. Gli esponenti del partito evidenziano in particolare i rischi per la sicurezza: l’occupazione delle vie di fuga e l’assenza di separazioni fisiche rappresenterebbero minacce concrete sia per i piani di evacuazione sia per la circolazione delle infezioni, con il conseguente prolungamento delle degenze e l’aggravio dei costi a carico del sistema sanitario regionale.
FdI solleva inoltre il tema della carenza di personale, chiedendo se all’interno dell’ospedale perugino siano effettivamente rispettati gli standard assistenziali previsti dalla normativa vigente. L’interrogazione mira a verificare se l’amministrazione regionale sia consapevole dei disagi quotidiani vissuti da degenti e professionisti sanitari e quali misure intenda adottare per affrontare la crisi.
La richiesta al Difensore Civico
NurSind ha chiesto al Difensore Civico di valutare tre aspetti fondamentali: la conformità delle pratiche in atto agli standard di sicurezza e qualità dell’assistenza ospedaliera; il rispetto dei diritti fondamentali dei pazienti in termini di dignità, riservatezza e sicurezza; l’adozione di misure organizzative idonee a superare definitivamente il ricorso alla collocazione nei corridoi. Il sindacato ricorda come in altre Regioni italiane il Difensore Civico abbia già riconosciuto l’urgenza di intervenire in situazioni analoghe, indicando tale pronuncia come “un precedente istituzionale rilevante” a sostegno della propria richiesta.
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