Negli ultimi giorni, in Umbria, è tornata a circolare una delle truffe più insidiose: quella dei numeri 893. I truffatori sfruttano il panico e le preoccupazioni delle persone, come quelle relative alla salute o a pratiche fiscali, per svuotare i crediti telefonici delle vittime e, in alcuni casi, raccogliere informazioni sensibili. Negli ultimi giorni, oltre al Cup, alle Asl e ai Caf, anche l’Agenzia delle Entrate è finita nel mirino dei truffatori.
La truffa
La truffa dei numeri 893 funziona sempre secondo lo stesso copione: arriva un sms urgente che invita a richiamare un numero che inizia con 893. Chi sta aspettando una visita o un esame spesso non ha dubbi e risponde, abboccando così alla trappola. Il numero di telefono a cui si viene indirizzati è infatti a pagamento, con un costo che può arrivare anche a due euro al minuto. L’operatore, con toni vaghi, trattiene la conversazione il più a lungo possibile, con la vittima che finisce per pagare decine di euro in pochi minuti. Questo tipo di truffa è noto come callback phishing: a differenza di altre truffe, qui è la vittima a fare il primo passo, convinta di risolvere un problema urgente.
I segnali per riconoscere la truffa
Alcuni dettagli possono aiutare a smascherare il raggiro, tra cui:
- Nomi sbagliati o inventati: come Centro unico primario o Gestione unica prenotazione.
- Messaggi generici e allarmanti.
- Numeri con prefissi 893, 899 o 895.
- Assenza di riferimenti chiari e verificabili.
Nelle ultime settimane, questa truffa si è estesa, coinvolgendo anche messaggi su WhatsApp riguardanti rimborsi fiscali, pratiche in sospeso o problemi legati alla tessera sanitaria, questa volta a nome dell’Agenzia delle Entrate. Come per il Cup e i Caf, l’obiettivo è sempre lo stesso: indurre la vittima a chiamare numeri a pagamento. L’Agenzia delle Entrate ha già chiarito che non invia sms di questo tipo e invita i cittadini a verificare sempre tramite canali ufficiali.
Come difendersi
Le associazioni dei consumatori danno sempre le stesse raccomandazioni fondamentali:
- Non richiamare numeri sospetti.
- Non rispondere ai messaggi.
- Non fornire dati personali o bancari.
In caso di dubbi, è sempre meglio verificare direttamente con i canali ufficiali delle istituzioni coinvolte. Inoltre, è importante segnalare il tentativo di truffa alla polizia postale o al proprio operatore telefonico.
Il rischio delle piccole somme
Il successo di queste truffe è legato anche alla modesta entità delle somme sottratte: cifre che variano tra i 15 e i 50 euro. Molte volte, queste piccole perdite non vengono denunciate, permettendo al sistema truffaldino di prosperare e moltiplicarsi, colpendo sempre più persone.
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