Tre anni di reclusione per Leonardo Covarelli, ex presidente del Perugia Calcio. È questa la sentenza emessa dal tribunale di Perugia al termine del processo di primo grado legato al fallimento della Mas Immobiliare, società di cui lo stesso Covarelli era legale rappresentante. Assolto invece con formula piena Dino De Megni, coimputato nella vicenda e difeso dall’avvocato Giovanni Spina.
Il collegio giudicante – composto dai magistrati Emma Avella, Alberto Avenoso e Piercarlo Frabotta – ha accolto parzialmente l’impianto accusatorio mosso dalla Procura, che imputava a Covarelli la distrazione di fondi societari per un ammontare complessivo di circa 2 milioni di euro, attraverso operazioni ritenute anomale.
Le accuse
Come riporta il Corriere dell’Umbria, il cuore della contestazione riguarda un’operazione immobiliare a Gubbio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Covarelli avrebbe ricevuto un finanziamento da un milione di euro da Lucio Lo Sole, utilizzato poi per acquistare un immobile di proprietà dello stesso Lo Sole. L’immobile, valutato circa un milione in meno rispetto al prezzo d’acquisto, sarebbe stato pagato dalla Mas Immobiliare, che avrebbe così sostenuto un costo eccessivo e ingiustificato. Per la Procura, si è trattato di una manovra per rimborsare indirettamente il finanziamento ricevuto, a scapito della società immobiliare.
Un secondo capo d’imputazione faceva riferimento all’acquisto di un immobile ad Avezzano, per cui si ipotizzava un’ulteriore distrazione di fondi da parte di Covarelli e De Megni. In questo caso, il tribunale ha ritenuto non sussistenti gli elementi di colpevolezza nei confronti di De Megni, portando all’assoluzione con formula piena.
Le reazioni
“Il mio assistito è stato riconosciuto totalmente estraneo ai fatti contestati”, ha dichiarato con soddisfazione l’avvocato Giovanni Spina, legale di De Megni. “Una decisione che ristabilisce la verità dei fatti e rende giustizia”, ha aggiunto.
Diversa la posizione della difesa di Covarelli. L’avvocata Lucrezia Fanelli ha annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza in appello, definendola “ingiusta” e preannunciando battaglia nei successivi gradi di giudizio.
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