Il suo volto usato per fotomontaggi hard: l’inferno digitale di una barista perugina

In un anno e mezzo ha sporto quattro denunce alla polizia postale: le sue immagini usate su siti a sfondo sessuale e app di incontri

Una giovane barista perugina di 28 anni è vittima di un grave caso di furto d’identità digitale, con le sue immagini personali rubate dai social e riutilizzate per creare falsi profili su piattaforme di incontri e siti pornografici. In diciotto mesi, ha presentato ben quattro denunce alla polizia postale, nel tentativo di fermare l’uomo che ha diffuso i suoi scatti modificati, creando fotomontaggi a luci rosse e contenuti ingannevoli a sfondo sessuale.

La ragazza, esasperata dall’inerzia e dalla lentezza delle indagini, si è trasformata in una sorta di investigatrice privata: navigando tra account fittizi, ha identificato il presunto responsabile, nascosto dietro uno pseudonimo. Lo ha contattato direttamente, chiedendogli di smettere.

“Al contrario invece di ottenere riscontro positivo e scuse – dice al Tg 3 Umbria  l’avvocato Alfredo Maccarone -la persona si è vendicata. Non solo infatti ha continuato a postare immagini in rete sostituendosi alla stessa, ma usando altre immagini precedentemente a lei rubate, trame l’intelligenza artificiale ha abbinato il corpo di altre donne presi da siti porno al volto della ragazza”

Dunque il materiale con il suo volto accostato a corpi nudi e sessualizzati continua a circolare, generando danni concreti alla sua immagine e alla sua vita personale.

“Rabbia per essere stata violata, e perchè non riesce ad ottenere giustizia. Ora ha dovuto rivolgersi a professionisti per essere aiutata a livello psicologico”, spiega il legale.

La preoccupazione principale è che le persone possano davvero credere che quelle immagini siano autentiche, con conseguenze devastanti per la reputazione della vittima. I contenuti, infatti, appaiono verosimili e sono facilmente reperibili online, specie su piattaforme a luci rosse dove l’anonimato favorisce abusi e violazioni della privacy.

Il caso emerge in un contesto di crescente attenzione verso i fenomeni di condivisione non consensuale di immagini di donne sul web, spesso oggetto di umiliazioni, sessualizzazione forzata e abusi digitali. La giovane spera che l’indignazione pubblica e la sensibilizzazione sui temi del sessismo online possano dare nuovo impulso all’inchiesta ancora aperta, permettendo alla giustizia di intervenire con più tempestività.

Redazione

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