A Perugia, davanti al cancello della questura, la fila per ottenere il permesso di soggiorno è diventata una scena quotidiana, tanto che, secondo quanto raccontano gli agenti, c’è chi arriva all’alba e dorme sul prato pur di entrare tra i primi. La lunga attesa, come riportato da Umbria 24, accomuna tutti: madri con bambini, lavoratori e migranti di lungo corso, che denunciano una situazione di stallo per il rilascio o il rinnovo del documento che regola il soggiorno regolare in Italia.
Voci dalla protesta: “Senza permesso, niente vita”
La manifestazione di ieri, promossa dal comitato Perugia Solidale, insieme a O.R.A., Usb migranti, Timbuktu APS, Rift Valley APS e S.I.A.M.O., ha messo in luce una situazione che molti definiscono ormai insostenibile. «Senza il permesso di soggiorno non puoi aprire un conto in banca, firmare un contratto di lavoro, affittare una casa o ricevere cure mediche adeguate», spiega Aminata Tsimba del comitato O.R.A. «Chiediamo solo l’assunzione di più personale per smaltire le pratiche. Non è accettabile che le persone aspettino anni».
Moussa Doumbia, presidente dell’associazione Timbuktu APS, parla di una situazione ai limiti della legalità: «Aspettiamo dai sei mesi a un anno, quando la legge prevede massimo 180 giorni. Ci costringono all’irregolarità». Il suo appello è chiaro: «Vogliamo solo che la legge venga rispettata».
Storie di ordinaria attesa
Tra i presenti alla manifestazione, le testimonianze rivelano un sistema bloccato: una donna dominicana racconta di essere in attesa da due anni per l’aggiornamento del suo permesso, al punto da aver dovuto ingaggiare un avvocato. Lamine Diop, arrivato dal Senegal nel 2023, è in una situazione simile: «Mi hanno preso le impronte, ma poi nessuno mi ha più contattato». E Akramujjaman Molla, bengalese, racconta: «Dopo otto mesi dal mio arrivo, sono riuscito ad avere solo un permesso provvisorio».
Taifour Osman, commerciante in corso Garibaldi e residente in Italia dal 1995, ricorda: «Un tempo le procedure erano più snelle. Ora, a molti di noi vengono negati diritti fondamentali». Il racconto di chi vive in Italia da anni si intreccia con quello dei nuovi arrivati, tutti uniti dall’attesa e dalla frustrazione.
Le richieste al governo e le iniziative locali
Nel mirino della protesta c’è l’insufficienza di personale addetto alle pratiche e la lentezza dell’apparato burocratico. I promotori della manifestazione chiedono al Ministero dell’Interno interventi urgenti, con l’obiettivo di garantire il rispetto delle tempistiche di legge.
Nel frattempo, il comitato Perugia Solidale lancia un’iniziativa culturale: un programma radiofonico su Lautoradio, web radio con sede in corso Garibaldi, per raccontare le storie dei migranti, dar voce a chi vive il disagio e combattere la paura con la parola. «Se si parla, le cose cambiano», afferma Giorgia Gabbolini, ideatrice del progetto.
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