Fadoi: “Ospedali umbri in affanno: overbooking dovunque e carenze croniche di personale”

L’indagine della federazione medici internisti fotografa una situazione critica: ricoveri evitabili, medicina interna satura e territorio ancora fragile

Quasi il 100% dei reparti di medicina interna degli ospedali umbri è in overbooking, con un tasso di occupazione dei letti che supera il 100%. È questo uno dei dati più allarmanti emersi dal sondaggio realizzato dalla Fadoi – Federazione dei medici internisti ospedalieri, condotto tra marzo e aprile 2025, che evidenzia un sistema sanitario regionale sotto pressione, segnato da carenze di personale, ricoveri impropri e difficoltà nella gestione territoriale.

Reparti pieni, letti insufficienti, personale al limite

Secondo i dati, il 71% dei reparti registra un tasso di occupazione oltre il limite fisiologico, mentre nella quasi totalità delle medicine interne si verifica un costante overbooking. Una situazione insostenibile che, come sottolinea Marco Giuliani, presidente Fadoi Umbria, si potrebbe parzialmente alleviare evitando ricoveri non necessari. “Un ricovero su quattro potrebbe essere evitato con una rete territoriale più efficiente”, afferma Giuliani, puntando il dito contro le difficoltà nella presa in carico da parte dei servizi territoriali, in particolare degli studi dei medici di famiglia, a loro volta sempre più sotto pressione per il numero elevato di pazienti.

Prevenzione assente, ricoveri inevitabili

A peggiorare il quadro, contribuisce l’assenza di una vera strategia preventiva: stili di vita inadeguati, bassa adesione agli screening, scarse coperture vaccinali e un finanziamento pubblico tra i più bassi in Europa. Tutto ciò si traduce in un dato drammatico: almeno il 25% degli assistiti finisce in ospedale pur potendo evitarlo.

Non va meglio sul fronte della ricerca: il 75% degli internisti dichiara di non avere tempo per dedicarvisi, a causa del sovraccarico lavorativo. “Serve una riforma profonda della sanità territoriale, più personale, più investimenti e più prevenzione”, ribadisce Giuliani.

Le dimissioni? A metà tra casa e RSA

Un barlume di organizzazione emerge nella fase post-dimissione: il 50% dei pazienti viene seguito tramite assistenza domiciliare integrata, mentre l’altra metà viene trasferita in RSA. Ma è il momento dell’ingresso in ospedale a mostrare le maggiori criticità, tra sovraffollamento e mancanza di percorsi alternativi validi.

Riforma territoriale e PNRR: tra speranza e scetticismo

La riforma della sanità territoriale, che prevede l’apertura entro giugno 2026 delle Case e degli Ospedali di Comunità, rischia però di non raggiungere gli obiettivi promessi, con due miliardi del PNRR in gioco. Le Case di Comunità, pensate come strutture multidisciplinari con medici di base, specialisti e servizi diagnostici, sono viste positivamente solo dal 25% dei medici, che le ritiene potenzialmente utili per ridurre i ricoveri. Il restante 75% si dichiara scettico, dubitando dell’efficacia reale del progetto.

Simile la valutazione sugli Ospedali di Comunità a gestione infermieristica: nella teoria dovrebbero facilitare le dimissioni dai reparti ospedalieri, prendendo in carico pazienti non più bisognosi di ricovero ma ancora fragili. Tuttavia, la maggior parte dei medici non crede che possano portare benefici concreti, anche se il 25% riconosce che potrebbero accelerare le dimissioni, se ben strutturati e operativi.

Redazione

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