La sentenza della Corte d’appello di Perugia ha escluso la premeditazione nell’omicidio del piccolo Alex, il bambino di appena due anni ucciso a coltellate dalla madre Katalin Bradacs il primo ottobre 2021. I giudici hanno motivato la riduzione della pena da 20 a 16 anni, evidenziando come la donna fosse affetta da un disturbo di personalità che ne ha limitato la capacità di intendere e volere.
Katalin Bradacs, oggi 48enne, aveva agito sotto l’influsso di idee ossessive e spunti di persecutorietà, concentrati sul rapporto conflittuale con il padre del bambino, identificato come “nemico”. Nella ricostruzione dei magistrati, la donna comprendeva il disvalore delle sue azioni ma era profondamente condizionata dalla sua patologia psichica.
L’omicidio si consumò con una violenza definita “inaudita” nelle motivazioni della sentenza. Dopo aver inflitto numerose coltellate al figlio, la donna si diresse in un supermercato di Po’ Bandino, una frazione di Città della Pieve, dove depositò il corpo del piccolo sul nastro trasportatore della cassa, gesto che sconvolse l’opinione pubblica e che fece rapidamente il giro dei media italiani.
Nel provvedimento, i giudici della Corte d’appello sottolineano come il delitto sia stato compiuto da una persona in stato di forte alterazione mentale, e non vi siano elementi sufficienti per dimostrare un piano preordinato. Il disturbo mentale, scrivono, ha influenzato in modo significativo la sua percezione della realtà e la relazione madre-figlio.
Ora, il legale della donna, l’avvocato Luca Maori, ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione. È previsto un incontro nel carcere di Capanne nei prossimi giorni per definire la strategia difensiva e valutare ulteriori margini di intervento sul piano giuridico.
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