Vittorio Sgarbi torna nell’occhio del ciclone con l’accusa di aver fatto passare una copia del celebre Martirio di San Sebastiano del Perugino per un originale. La denuncia arriva da un articolo de Il Fatto Quotidiano, che riporta dettagli su una tela attribuita al Perugino ma ritenuta da esperti una replica eseguita da un seguace dell’artista, databile tra il XVI e il XVII secolo. La questione solleva dubbi sull’attribuzione e sull’integrità delle pratiche curatoriali legate a Sgarbi.
Il contesto dell’opera e l’evento espositivo
La tela al centro della disputa è stata esposta ad Agrigento come parte della mostra I tesori d’Italia, curata da Sgarbi e organizzata da Gianni Filippini. La stessa tela era stata esposta nel 2017 a Urbino, dove Sgarbi l’aveva paragonata all’originale custodito al Museo Nazionale di Stoccolma. Le differenze rispetto al capolavoro del 1490, come il panno rosso alla vita invece che grigio, hanno suscitato perplessità tra esperti e critici.
Secondo Il Fatto Quotidiano, l’opera sarebbe invece simile a una tela venduta all’asta a Parigi per 10 mila euro nel 2010, attribuita a un seguace del Perugino. L’articolo segnala anche un particolare interessante: il dipinto è passato per il laboratorio di Gianfranco Mingardi, restauratore storico di molte opere legate a Sgarbi, che ha affermato di aver sempre dichiarato al critico che non si tratta di un autentico Perugino.
Le accuse e i precedenti
Non è la prima volta che Sgarbi si trova al centro di polemiche legate all’arte. Il critico e Filippini sono attualmente a processo a Imperia per un presunto tentativo di esportazione illecita di un’opera di Valentin de Boulogne. Anche in questo caso, il restauratore Mingardi ha giocato un ruolo chiave, avendo lavorato su oltre 200 opere legate a Sgarbi, tra cui quelle di Manetti e De Boulogne.
L’autore dell’articolo, Thomas Mackinson, suggerisce che questa tela segua lo schema di altre opere legate a Sgarbi, caratterizzate da “alterazioni materiali e riproduzioni digitali”. In questo scenario, Il Fatto sottolinea come il critico sia definito “incidentalmente proprietario” del dipinto controverso.
La questione dell’autenticità
Il Supplizio di San Sebastiano originale del Perugino rappresenta una delle opere più conosciute del Rinascimento italiano. La sua attribuzione non lascia spazio a dubbi, al contrario della tela esposta da Sgarbi, che sembra rientrare in una categoria di opere che mirano a confondere la linea tra copia e originale.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.