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Corsi di italiano per cinesi alla Stranieri, scambio di accuse nell’indagine per truffa

Secondo le accuse, la truffa muove da una rete che sfruttava un sistema di iscrizione specifico e irregolare all'università, facilitato dalla presentazione di elenchi di studenti da parte di agenzie cinesi

All’Università per Stranieri di Perugia si è scatenato un vero e proprio caos giudiziario, caratterizzato da un intricato groviglio di accuse reciproche e di interventi legali in cui gli stessi imputati si sono costituiti parte civile contro altri accusati. La vicenda, ora nelle mani del giudice Marco Verola, si concentra su una presunta frode nelle iscrizioni degli studenti cinesi, un caso che ha suscitato grande interesse e ha portato a un’abbondante mole di documentazione depositata presso il tribunale.

Chiave dell’indagine è l’ipotesi avanzata dalla Procura di Perugia riguardante Zeng Delong e Liu Yin, insieme a Cristiano Nicoletti e Fabrizio Focolari. Secondo le accuse, questi avrebbero orchestrato una truffa sfruttando un sistema di iscrizione specifico e irregolare all’università, facilitato dalla presentazione di elenchi di studenti da parte di agenzie cinesi. Questo sistema avrebbe permesso il rilascio di certificati di preiscrizione e ricevute di pagamento senza una verifica adeguata dei pagamenti e dei nomi degli studenti associati.

Al centro del dibattito ci sono anche due convenzioni, le cui firme sono state messe in dubbio dalla Procura. Queste convenzioni avrebbero apparentemente garantito alla società Grifone commissioni elevate sulle tasse di iscrizione degli studenti cinesi, relative ai Progetti Marco Polo e Turandot. Inoltre, è emerso il rilascio di preiscrizioni a 47 studenti che non avevano presentato domanda, con la falsa attestazione del loro soggiorno presso l’Adisu e un mancato incasso delle tasse di iscrizione per un valore non inferiore a 3,9 milioni di euro.

Un ulteriore sviluppo riguarda l’ex direttore generale dell’Università, Simone Olivieri, difeso da Francesco Falcinelli, al quale è stato imputato il reato di costrizione a commettere un reato. La Procura sostiene che Olivieri abbia rinchiuso una dipendente in uno stanzino, chiudendola a chiave, per esercitare pressioni su di lei.

 

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