Giovani laureati, è fuga dall’Umbria: se ne va uno ogni 300 abitanti

Questo saldo negativo ha collocato l'Umbria in cima alla classifica delle regioni italiane per la crescita di esodi netti nell'ultimo decennio, passando da un saldo di -19 unità nel 2011 a -306 unità.

L’Umbria sta affrontando una sfida demografica significativa.  I laureati – sempre meno quelli che lo fanno negli atenei del territorio – se ne vanno a lavorare fuori. Niente di nuovo, visto che l’Umbria ha gli stipendi più bassi d’Italia, ma ora lo certifica anche la CGIA di Mestre. La quale, su dati Istat, ricorda che il 2022 ha visto la partenza di ben 756 “cervelli”, ovvero giovani tra i 18 e i 39 anni, che hanno scelto di cercare opportunità al di fuori dei confini regionali. Questo numero rappresenta un incremento allarmante rispetto ai 312 del 2021, interrompendo una breve fase di flessione osservata nel 2020 con 552 partenze.

Il fenomeno come detto non è nuovo ma ha segnato un’escalation negli ultimi anni, passando da 109 nel 2011 a cifre sempre più consistenti: 290 nel 2015, 443 nel 2018, e 463 nel 2019. A confermare la gravità della situazione, un dossier dell’Agenzia Umbria Ricerche evidenzia come l’Umbria registri un aumento record a livello nazionale di giovani laureati che decidono di trasferirsi all’estero, un trend che negli ultimi dieci anni ha visto un incremento decuplicato.

La fuga dei talenti dall’Umbria è diventata particolarmente preoccupante, con un giovane laureato che lascia la regione ogni trecento residenti, una proporzione nettamente peggiorata rispetto al 2011, quando era di uno a tremila. Questo saldo negativo ha collocato l’Umbria in cima alla classifica delle regioni italiane per la crescita di esodi netti nell’ultimo decennio, passando da un saldo di -19 unità nel 2011 a -306 unità.

Le ragioni dietro questa marcata tendenza all’emigrazione dei giovani laureati umbri sono molteplici, ma tra le più evidenti spiccano le condizioni economiche sfavorevoli, soprattutto in termini di retribuzioni. Gli stipendi netti dei giovani in Umbria risultano notevolmente inferiori rispetto alla media di altri paesi dell’OCSE e anche al resto dell’Italia, con i redditi da lavoro dipendente privato degli under 35 che sono inferiori del 5,8% rispetto alla media nazionale e del 14,4% rispetto al Centro-Nord.

Inoltre, l’Umbria si distingue per avere la più alta percentuale di lavoratori sovraistruiti in Italia, un indicatore che sottolinea la disconnessione tra il livello di formazione ricevuto dai giovani e le opportunità di impiego adeguatamente remunerato disponibili nella regione. Questo divario contribuisce in modo significativo alla decisione di molti laureati di cercare migliori prospettive di carriera all’estero, aggravando il problema della fuga di cervelli.

 

Redazione

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