I rappresentanti dei medici umbri hanno portato davanti alla terza commissione del consiglio regionale un messaggio netto: senza personale sufficiente, le Case di comunità e gli Ospedali di comunità non possono svolgere la funzione per cui sono nati. Queste strutture dovrebbero fare da filtro all’accesso ospedaliero e togliere agli ospedali una parte del carico, in particolare la gestione delle malattie croniche. Al confronto in commissione hanno partecipato dieci esponenti delle sigle sindacali. Con carenze di organico diffuse, il timore è che le strutture non riescano a ridurre la pressione sui reparti.
Il confronto in commissione e le sigle presenti
All’incontro hanno preso parte Giovanni Lo Vaglio (Coordinatore Intersindacale), Maurizio Lucarelli (Smi), David Giannandrea (Anao), Basilio Passamonti (Cosmed), Francesco Fiorello (Cgil medici), Alvaro Chianella (Aaroi-Emac), Marta Marcantonini (Uil Fp), Alessandro Spizzirri (Fed. Cimo Fesmed), Marco Ciuffetti (Sindacato radiologi Asl 1) e Paola Angelucci (Fassid). Il nodo posto da tutti è la carenza di personale, problema che per i sindacati resta irrisolto.
La mobilità passiva dei professionisti
A complicare il quadro c’è un fenomeno che i rappresentanti sindacali definiscono “mobilità passiva dei professionisti”: secondo la loro lettura, i medici lasciano l’Umbria per il mancato riconoscimento di alcuni diritti legati alla contrattazione decentrata. A soffrire di più sarebbero oggi i Pronto soccorso, per i quali è stata sollecitata l’adozione di misure di sicurezza più adeguate, soprattutto nelle ore notturne.
Il bilancio delle Case di comunità attivate
Sul territorio regionale sono state attivate circa venti Case di comunità. Nella Usl Umbria 1 si trovano a Ponte San Giovanni, Umbertide, Magione, Todi, Bastia, Città di Castello, Marsciano, Tavernelle e Città della Pieve. Nella Usl Umbria 2 sono operative a Terni, Orvieto, Amelia, Spoleto, Norcia, Cascia, Trevi, Montefalco e Nocera.
I lavori a Monteluce e a Umbertide
Sono ripartiti anche i cantieri di Monteluce, nel centro di Perugia. La struttura è destinata a ospitare ambulatori specialistici, un punto prelievi e assistenza infermieristica rivolta ai pazienti cronici, e per realizzarla sono stati stanziati 5 milioni di euro del Pnrr. Dopo la sostituzione della prima impresa aggiudicataria per inadempienze, la nuova azienda ha un anno di tempo per concludere i lavori.
L’impresa che non aveva rispettato il cronoprogramma era la stessa impegnata anche nell’Ospedale di comunità di Umbertide, un intervento da circa 3 milioni di euro. Le scadenze previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza non saranno rispettate: per questo la Usl Umbria 1 ha dovuto prevedere risorse aggiuntive. La nuova data di fine lavori è fissata a ottobre 2027.
L’interrogazione sul piano assunzioni
Il tema del personale è al centro anche del dibattito politico. La consigliera regionale Eleonora Pce (FdI) ha annunciato nei giorni scorsi un’interrogazione alla giunta per fare il punto sul piano delle assunzioni, che secondo le opposizioni risulta «in grave ritardo».
Il nuovo piano sanitario regionale
L’attenzione resta puntata sul nuovo piano sanitario, atteso da mesi. Il presidente della Terza commissione, Luca Simonetti, ha assicurato ai rappresentanti sindacali «che non appena il nuovo piano verrà depositato, non mancheranno momenti di confronto e ci sarà modo di recepire e raccogliere le indicazioni che provengono da coloro che ogni giorno lavorano per assicurare ai cittadini servizi sanitari adeguati alle esigenze di salute degli umbri».
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