La Corte d’appello di Perugia ha assolto tutti gli imputati nel procedimento sulla cosiddetta Casa Ancarano, l’edificio realizzato dalla pro loco dell’omonima frazione del comune di Norcia con i fondi raccolti tra i donatori, pochi mesi dopo il terremoto del 2016. La decisione ribalta la sentenza di primo grado, che aveva condannato tutti e disposto la demolizione della struttura, ritenuta abusiva. Il manufatto era stato sequestrato dalla Procura di Spoleto quando i lavori di costruzione erano ancora in corso.
Gli imputati e la difesa
Nel procedimento figuravano l’ex sindaco di Norcia Nicola Alemanno, Venanzo Santucci, presidente della Pro Loco di Ancarano, e l’ingegnere Riccardo Tacconi. Santucci e Tacconi sono stati difesi dall’avvocato David Brunelli dello studio legale Pluralia, che ha accolto la sentenza con soddisfazione. Alemanno era assistito dai legali Marcucci e Di Curzio, che ha ringraziato.
Il commento dell’avvocato Brunelli
Il legale ha ricordato che il sequestro è durato quasi nove anni e che in tutto questo tempo la comunità di Ancarano, frazione montana devastata dal sisma, non ha potuto usare un luogo per le attività ricreativo-sociali né un riparo sicuro per affrontare l’emergenza. Secondo Brunelli, la sentenza ha restituito a queste persone “una ragione per andare avanti e continuare ad abitare in quel meraviglioso, ma sfortunato, territorio”.
Brunelli ha descritto la Casa Ancarano come una struttura progettata e quasi ultimata grazie alla generosità e alla solidarietà di tanti sponsor. Ha spiegato che il degrado causato dal sequestro ha reso problematico il completamento dell’opera, ma si è detto sicuro che i tecnici, rientrati in possesso del bene, troveranno il modo di raggiungere l’obiettivo. Nel frattempo, ha aggiunto, prevarrà la soddisfazione per il riconoscimento della piena legittimità dell’operato di chi ha pensato e realizzato il progetto, dopo una serie di provvedimenti giudiziari che a suo giudizio erano “giuridicamente fragili ed umanamente incomprensibili”.
Alemanno: “Doppia assoluzione in un giorno”
L’ex sindaco Nicola Alemanno ha espresso la sua felicità per la doppia assoluzione ottenuta nella stessa giornata dalla Corte d’appello di Perugia, in due processi nati dalle violazioni urbanistiche che gli erano state contestate per alcune casette post sisma. Parlando con l’ANSA, ha affermato: “Mi hanno costretto ad abbandonare la comunità nel momento in cui stava facendo il massimo sforzo dopo il sisma”.
Alemanno ha poi messo a confronto le vicende giudiziarie che lo hanno riguardato. “Il paradosso”, ha detto, “è che fui sospeso per una condanna a otto mesi legata a una casetta della proloco grande appena 48 metri quadri mentre sono stato sempre assolto per strutture molto più grandi come casa Ancarano e il palaBoeri”.
L’ex primo cittadino ha dichiarato di aver sempre saputo di non aver fatto niente di male e di aver lavorato solo nell’interesse della comunità dopo il terremoto. Ha aggiunto: “L’amara constatazione è che sopra agli scranni la legge è uguale per tutti ma la giustizia no”.
Le conseguenze personali e politiche
Alemanno ha raccontato il peso di questi anni, dicendo di aver perso tempo prezioso e di aver costretto figli e famiglia a vederlo “sbattuto sui giornali come accusato di qualcosa che non avevo fatto”. Ha ricordato che la sua carriera politica si è interrotta perché fu dichiarato decaduto anche da consigliere comunale, sebbene, a suo dire, le contestazioni non fossero previste dalla legge Severino.
La ricostruzione di Norcia
Alemanno ha infine rivendicato il lavoro svolto durante l’emergenza. Secondo l’ex sindaco, Norcia ebbe il maggior numero di strutture abitative d’emergenza dell’intero cratere del terremoto. Oggi, ha affermato, la città è “rinata grazie al lavoro impostato prima che fossi costretto a lasciare”.
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