Bar in Umbria, 80 attività perse in sei anni: pesa la crisi dei consumi

Dal 2019 al 2025 il settore è passato da 758 a 678 imprese. Confesercenti lancia l’allarme: tra costi in aumento e calo della domanda si riducono anche i luoghi di socialità

In sei anni l’Umbria ha perso 80 bar, pari al 10,6% delle attività presenti nel 2019. Il numero delle imprese del servizio bar è passato da 758 nel 2019 a 678 nel 2025, con una riduzione media di oltre 13 attività all’anno. A incidere sono soprattutto l’aumento dei costi di gestione, il caro energia, il prezzo delle materie prime e la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie. Secondo Confesercenti, che ha elaborato i dati delle Camere di commercio, il fenomeno ha prodotto anche un impatto economico, con una perdita stimata di 24 milioni di euro in sei anni tra minori consumi, occupazione e gettito fiscale.

Calano i bar soprattutto nei territori più fragili

La diminuzione delle attività riguarda l’intera regione, ma colpisce in modo particolare le aree più marginali, dove alla riduzione dei consumi si aggiungono una minore presenza di visitatori e il calo della popolazione residente.

Il dato regionale rappresenta il saldo tra le imprese presenti nei due anni considerati e non il totale delle chiusure, che può essere stato parzialmente compensato da nuove aperture.

Secondo Giuliano Granocchia, presidente regionale di Confesercenti, la situazione rischia di consolidarsi a causa dell’andamento dei costi.

“Una tendenza che rischia di consolidarsi – evidenzia Granocchia al Corriere dell’Umbria – a causa dell’andamento dei costi energetici, che in un bar hanno un impatto rilevante”.

Il bar come presidio sociale

La riduzione dei pubblici esercizi non riguarda soltanto l’aspetto economico. Il bar rappresenta infatti anche un luogo di incontro quotidiano: dal caffè al bancone alla conversazione tra residenti, fino alla funzione di riferimento nei piccoli centri.

Proprio per questo, secondo Confesercenti, la perdita di queste attività assume una dimensione sociale.

“In Umbria sono soprattutto le aree marginali quelle a rischio – spiega Granocchia – nei territori più fragili incidono anche l’invecchiamento e la riduzione della popolazione residente”.

A pesare è anche la diminuzione dei consumi, che ha modificato le abitudini delle famiglie e ridotto la domanda per molte attività di prossimità.

Il calo nazionale coinvolge tutte le regioni

Lo studio elaborato da Confesercenti evidenzia che la contrazione interessa tutte le regioni italiane, anche se con intensità differenti.

In valore assoluto, la perdita maggiore riguarda la Lombardia, con 4.957 bar in meno. Seguono il Lazio con 4.405 attività perse, il Veneto con 2.806, l’Emilia-Romagna con 1.916 e il Piemonte con 1.915.

Considerando invece la variazione percentuale, la riduzione più marcata si registra nelle Marche, dove i bar diminuiscono del 25%. Seguono Lazio (-23,9%), Valle d’Aosta (-22,2%) e Veneto (-20,1%).

Tra le città emerge il caso di Roma, che perde 2.827 bar, con un calo superiore al 30%.

Costi, nuove abitudini e difficoltà di gestione

Secondo il rapporto, nelle grandi città la pressione degli affitti e degli altri costi fissi può aver contribuito alla maggiore riduzione delle attività.

A incidere sono anche altri fattori: difficoltà nel ricambio generazionale, carenza di personale e complessità amministrative.

Alla trasformazione del settore si sono aggiunti gli effetti della pandemia e il cambiamento delle abitudini quotidiane. Il lavoro da remoto, la diminuzione degli spostamenti verso i centri urbani e una diversa distribuzione dei consumi hanno modificato soprattutto il ruolo dei bar legati a uffici, pendolarismo e commercio di prossimità.

Oltre 7 miliardi di impatto economico in Italia

A livello nazionale la riduzione delle attività ha prodotto, secondo le stime di Confesercenti, una perdita economica superiore a 7 miliardi di euro.

La valutazione considera non soltanto il mancato volume d’affari dei locali chiusi, ma anche gli effetti sull’occupazione, sui fornitori e sui consumi generati nei territori.

“La desertificazione commerciale sta cambiando la vita quotidiana delle nostre comunità – dichiara Nico Gronchi, presidente di Confesercenti –. Un bar è un’impresa che crea lavoro e offre un servizio. Ma è anche uno dei luoghi più semplici e accessibili in cui le persone si incontrano”.

Secondo Confesercenti, la riduzione dei servizi di prossimità interessa quindi sia i piccoli comuni sia i quartieri delle grandi città, modificando la presenza quotidiana di luoghi di aggregazione.

 

Redazione

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