L’Umbria chiude il 2025 in zona rossa per il rischio di morte sul lavoro

L'Osservatorio Vega conferma l'incidenza elevata di decessi sul lavoro in Umbria, che rimane sopra la media nazionale, con 17 vittime registrate nel 2025

Anche alla fine del 2025, l’Umbria rimane una delle regioni italiane con il più alto rischio di morte sul lavoro, confermando la sua posizione in zona rossa, con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale. L’Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega, che monitora l’andamento delle morti sul lavoro, ha tracciato un bilancio critico per la regione, che ha registrato 17 vittime in occasione di lavoro nel corso dell’anno appena concluso. Sebbene il numero di decessi non sia elevato in termini assoluti, il dato assume una rilevanza significativa considerando la platea degli occupati e mantiene l’Umbria tra le regioni con il più alto livello di rischio.

Nel 2025, l’indice medio nazionale di decessi sul lavoro si è attestato a 33,3 morti ogni milione di occupati, ma l’Umbria continua a rimanere stabilmente sopra questa soglia, con le province di Terni e Perugia che si collocano oltre il 125% della media nazionale. A ottobre, ad esempio, Terni presentava un’incidenza di 44,6 morti per milione di lavoratori, mentre Perugia di 38,8. Nonostante le diverse iniziative di prevenzione, la regione continua a riscontrare un andamento preoccupante, che non ha visto segnali di inversione a fine anno.

Un aspetto che emerge con chiarezza è la fragilità di territori con una base occupazionale più ridotta, dove anche pochi incidenti mortali hanno un impatto significativo sugli indici di rischio. La regione è entrata stabilmente nell’area critica già da diversi anni, con un’incidenza che non è mai scesa sotto la media nazionale. Questo trend negativo sottolinea una criticità strutturale nella sicurezza sui luoghi di lavoro in Umbria.

A livello nazionale, il 2025 ha visto un totale di 1.093 infortuni mortali, con 798 vittime in occasione di lavoro e 295 in itinere. Sebbene il numero di decessi sia sostanzialmente stabile rispetto al 2024, il dato continua a essere una vera e propria emergenza. La Lombardia guida la classifica con il numero maggiore di morti sul lavoro, seguita da Campania, Veneto e Emilia-Romagna. Il settore più colpito resta quello delle costruzioni, con 148 morti nel 2025, seguito da manifattura, trasporti e commercio.

Un altro dato importante riguarda le fasce di età: il rischio di morte sul lavoro è particolarmente elevato tra i lavoratori più anziani. In particolare, la fascia over 65 registra un’incidenza di 108,7 morti per milione di occupati, mentre il numero di vittime in occasione di lavoro è maggiore nella fascia 55-64 anni. Questi numeri sono legati all’invecchiamento della forza lavoro e alla permanenza in attività in settori ad alto rischio.

Le donne, inoltre, hanno registrato un aumento delle vittime: sono 98 le donne morte sul lavoro nel 2025, dodici in più rispetto all’anno precedente. La maggior parte dei decessi femminili è legata a incidenti in itinere, mentre i decessi in occasione di lavoro sono leggermente diminuiti. Un altro dato significativo riguarda la mortalità dei lavoratori stranieri, che rappresentano circa una vittima su quattro e hanno un tasso di mortalità più che doppio rispetto agli italiani.

In parallelo, le denunce di infortunio sono aumentate dell’1,4% rispetto al 2024, raggiungendo quota 597.710. Le attività manifatturiere, le costruzioni e la sanità sono i settori con il numero maggiore di segnalazioni di infortunio.

Redazione

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