Nodo di Perugia, comitato boccia piano alternativo: “Soluzioni insufficienti e costose”

Il comitato pro Nodo di Perugia respinge la proposta alternativa firmata da Ciuffini e Rasimelli, giudicandola inadeguata a risolvere la crisi viabilistica di Ponte San Giovanni

A Ponte San Giovanni, popoloso quartiere di Perugia attraversato ogni giorno da migliaia di veicoli e da circa 6.000 mezzi pesanti, il dibattito sulle infrastrutture torna al centro della scena politica locale. Il comitato che sostiene la realizzazione del Nodo di Perugia ha replicato pubblicamente al piano alternativo presentato da Ciuffini e Rasimelli, che punta a potenziare la viabilità secondaria anziché completare l’opera infrastrutturale prevista da Anas. Secondo i promotori del comitato, la proposta rischia di aggravare — anziché risolvere — i problemi di un territorio che coinvolge oltre 20.000 residenti e un’area metropolitana di più di 300.000 abitanti, compresa tra Foligno e Magione.

Il nodo della questione riguarda le carenze infrastrutturali della E45 e del raccordo RA06, che secondo il comitato non possono essere compensate da semplici interventi sulla rete stradale minore. Nella nota diffusa dai componenti del comitato si legge che le soluzioni indicate nel piano alternativo “ci appaiono insufficienti, fuorvianti e dilatorie (2/5 anni), con costi presunti molto importanti (360 milioni pari a circa il 72% del costo del primo stralcio del nodo)”. Un giudizio netto, che apre un fronte di scontro tecnico e politico sul futuro della mobilità nell’area perugina.

Tra i punti più critici sollevati dal comitato c’è l’effetto che l’aumento del traffico avrebbe sui centri abitati limitrofi. Gli interventi previsti dal piano alternativo, sostengono i promotori, finirebbero per riversare il traffico veicolare su frazioni come Pila, San Martino in Colle, San Martino in Campo, Colonnetta, Montebello, Madonna del Piano e Ponte della Pietra, aggravando ulteriormente arterie già sature come via dei Loggi, via della Valtiera, via Bonucci, via Tuderte e San Vetturino.

Il comitato contesta anche l’impostazione tecnica della proposta, ricordando che per Anas il primo stralcio dell’opera — il cui progetto è già disponibile, sebbene gravato da un ricorso al Consiglio di Stato sulla procedura di valutazione di impatto ambientale — rappresenta “il tratto completo e funzionale tra Collestrada e Madonna del Piano”. Gli allargamenti stradali e i miglioramenti dei raggi di curvatura ipotizzati dal piano alternativo, secondo il comitato, “scontano il fatto che poi tutto il traffico si riverserebbe sui centri abitati e sulle arterie secondarie”.

Sul piano dei numeri, il comitato riconosce che le misure alternative potrebbero teoricamente ridurre la pressione veicolare sul nodo di Ponte San Giovanni tra il 20 e il 30%, pari a circa 18.000-27.000 veicoli al giorno, calcolati sul traffico attuale e senza tenere conto della crescita di mobilità attesa nei prossimi dieci anni nell’area metropolitana. Ma resta la domanda decisiva posta dal comitato stesso: “Ma il restante traffico che effetti continuerà ad avere sulla salute e sulla vivibilità dei cittadini di Ponte San Giovanni ed anche che effetti porterà l’aumento di traffico su quelle frazioni e sui quei territori prima citati?”.

A pesare sulla valutazione complessiva c’è anche la questione del traffico pesante: secondo il comitato, i tir che ogni giorno percorrono la tratta tra Collestrada e Ponte San Giovanni continuerebbero a transitare e a inquinare, indipendentemente dagli interventi sulla viabilità secondaria. Una criticità che, secondo i promotori dell’opera, riguarda non solo la dimensione locale ma anche i traffici di attraversamento che interessano l’intera rete nazionale.

Accanto al confronto sul progetto infrastrutturale, il comitato ha portato all’attenzione dell’amministrazione comunale anche la proposta di istituire una Ztl di attraversamento per il quartiere di Ponte San Giovanni. L’iniziativa, si legge in una nota ufficiale, nasce da due fattori: da un lato la continua esposizione dei residenti agli agenti inquinanti prodotti dal traffico veicolare, dall’altro quella che viene definita “la quotidiana aggressione veicolare che il nostro centro abitato subisce per effetto dell’incapacità della E45 e del raccordo RA06 a sostenere gli attuali livelli di traffico”. La Ztl, spiega il comitato, consentirebbe comunque l’accesso a Ponte San Giovanni, impedendo però l’utilizzo delle vie interne come scorciatoie per aggirare i blocchi di traffico sulle arterie principali.

Il confronto tra le due proposte resta dunque aperto, con il comitato pro Nodo di Perugia che ribadisce la necessità di completare l’opera infrastrutturale per affrontare in modo strutturale — e non solo emergenziale — i problemi di traffico e inquinamento che gravano su Ponte San Giovanni e sull’intera area metropolitana perugina.

Redazione

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