Il futuro della gestione dei rifiuti in Umbria deve garantire la salute dei lavoratori, la sicurezza sul lavoro, la tutela dell’occupazione e la natura pubblica delle aziende del settore. A chiederlo sono Maurizio Molinari, Stefano Cecchetti e Walter Bonomi, rispettivamente segretario generale Uil Umbria, segretario generale Uiltrasporti Umbria e segretario regionale Uiltrasporti Umbria, intervenuti con una nota congiunta sulla situazione del piano rifiuti regionale e sulle prospettive del comparto. I sindacati chiedono un confronto immediato alla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, al presidente di Auri Andrea Sisti e agli altri enti interessati, mettendo in guardia dalle conseguenze che le future scelte organizzative potrebbero determinare per operatori, cittadini e aziende pubbliche.
“Ogni qualvolta affrontiamo il tema della gestione dei rifiuti in Umbria non possiamo che esprimere forte preoccupazione e stupore”, affermano i rappresentanti sindacali. Uno dei primi interrogativi riguarda la prospettiva di un progetto ventennale per la chiusura del ciclo dei rifiuti che continui a prevedere il ricorso alle discariche per i materiali non riciclabili, nonostante la capacità residuale degli impianti esistenti venga considerata estremamente limitata.
Altro punto centrale è quello della raccolta differenziata. Uil e Uiltrasporti condividono l’obiettivo di incrementarla, ma chiedono che vengano chiariti i sistemi attraverso i quali raggiungere nuovi traguardi e, soprattutto, le conseguenze delle modalità di raccolta sulla salute degli operatori.
“Non possiamo più accettare che l’aumento della Raccolta Differenziata venga presentato come un risultato da perseguire a prescindere dai sistemi utilizzati per realizzarlo”, sottolineano i sindacati.
Secondo la nota, gli attuali modelli avrebbero infatti un impatto significativo sulle condizioni di lavoro degli operatori dei rifiuti, in particolare per quanto riguarda le patologie dell’apparato muscolo-scheletrico e le malattie professionali che possono portare a giudizi di inidoneità parziale o totale alla mansione.
Per Uil e Uiltrasporti è quindi necessario intervenire sulla progettazione stessa del servizio, prevedendo una revisione dei sistemi di raccolta e un maggiore ricorso alla meccanizzazione dove possibile, così da diminuire la movimentazione manuale dei carichi e lo sforzo fisico. A questo devono accompagnarsi prevenzione delle malattie professionali, riduzione dei rischi e modelli organizzativi in grado di conciliare qualità del servizio e sostenibilità delle condizioni di lavoro.
I sindacati evidenziano anche un possibile effetto economico delle inidoneità. Un lavoratore parzialmente inidoneo, spiegano, continua a rappresentare per l’azienda un costo sostanzialmente analogo, a fronte però di una capacità produttiva ridotta. Il rischio è che il deficit venga compensato aumentando i carichi assegnati agli operatori pienamente idonei, esponendo anche questi ultimi a maggiore usura e al pericolo di sviluppare nuove patologie.
“Una spirale senza fine che deve essere interrotta”, affermano Uil e Uiltrasporti, secondo cui la salute dei lavoratori non può diventare il prezzo della raccolta differenziata.
Un secondo fronte riguarda il futuro delle aziende pubbliche umbre dei rifiuti. Le organizzazioni sindacali esprimono contrarietà rispetto all’ipotesi di privatizzazione di realtà come SOGEPU S.p.A., VUS S.p.A. e ASM Terni S.p.A., nell’ambito della costituzione di un soggetto unico gestore regionale.
“Su questo punto la posizione di UIL e UILTRASPORTI dell’Umbria è netta: siamo contrari a qualsiasi operazione di privatizzazione che non sia sostenuta da concrete e dimostrate ragioni di carattere organizzativo, industriale e di interesse pubblico”, si legge nella nota.
Secondo i sindacati, allo stato attuale non emergerebbero elementi tali da giustificare la cessione ai privati di un patrimonio pubblico. Il timore espresso è quello di un trasferimento di beni, competenze e servizi capace di produrre vantaggi economico-finanziari per i soggetti privati, lasciando invece rischi e costi sulle spalle dei lavoratori e dei cittadini.
Da qui la richiesta di aprire un confronto preventivo sul futuro sistema regionale dei rifiuti. Uil e Uiltrasporti chiamano direttamente in causa Regione Umbria, Auri e gli enti coinvolti, chiedendo che il metodo utilizzato per altri servizi pubblici venga esteso anche a questo settore.
Come esempio viene indicata la gara per il trasporto pubblico locale, nella quale il dialogo tra le parti avrebbe consentito di ottenere garanzie per lavoratori e cittadini, compresa la Clausola Sociale Rafforzata. Per le organizzazioni sindacali, un’impostazione analoga dovrebbe essere adottata nella futura gara relativa alla gestione dei rifiuti.
Tra le condizioni considerate indispensabili figurano l’applicazione del CCNL Igiene Ambientale, la piena salvaguardia occupazionale e contrattuale del personale attualmente impiegato e una forte limitazione, fino all’esclusione dove possibile, del ricorso ai subappalti.
A queste richieste si aggiungono garanzie vincolanti sulla salute e sulla sicurezza, una progettazione che tenga conto della sostenibilità dei carichi di lavoro e il coinvolgimento preventivo delle organizzazioni sindacali nella definizione del nuovo assetto.
“Non si può progettare il futuro del sistema regionale dei rifiuti senza coinvolgere chi quel sistema lo conosce e lo vive quotidianamente: i lavoratori e le loro rappresentanze”, sostengono Uil e Uiltrasporti.
Le organizzazioni avvertono che l’assenza di un confronto reale sulla prossima configurazione della gara potrebbe compromettere i rapporti sociali e determinare dure prese di posizione da parte dei lavoratori e dei sindacati.
“UIL e UILTRASPORTI dell’Umbria sono pronte al confronto, ma chiedono che questo confronto sia reale, preventivo e finalizzato a costruire soluzioni, non una semplice presa d’atto di decisioni già assunte”.
La richiesta indirizzata alla Regione Umbria, ad Auri e agli enti interessati è dunque quella di fornire un riscontro immediato, assumendo come elementi centrali della futura gestione regionale salute, sicurezza, occupazione, qualità del servizio e interesse pubblico.
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