Il lago Trasimeno torna al centro del dibattito sulla gestione ambientale e turistica del territorio, dopo le critiche sollevate dal comitato costituente di Futuro nazionale sulla situazione dell’area protetta. Al centro della discussione ci sono le condizioni dell’Isola Maggiore, le problematiche legate alla manutenzione del bacino lacustre e il ruolo dell’Ente Parco regionale del Trasimeno, istituito circa trent’anni fa con l’obiettivo di tutelare l’ecosistema.
A riaccendere il confronto è stata la recensione pubblicata online da una turista italiana dopo una visita all’Isola Maggiore insieme alla famiglia. La visitatrice ha raccontato di aver trovato diverse criticità durante il soggiorno, tra cui la presenza di numerosi chironomidi, insetti simili a piccoli moscerini, sui mezzi di collegamento e nelle aree frequentate dai visitatori, oltre a problemi legati alla pulizia e alla manutenzione degli spazi pubblici.
«Sono stata sull’Isola Maggiore del lago Trasimeno con mio marito, mia figlia, mio genero e le mie due nipotine di 4 e 13 anni. Conoscendo la pulizia e precisione dell’Umbria, non mi aspettavo di trovare quello che abbiamo trovato. Il traghetto era ricoperto di animaletti che ci si appoggiavano addosso (i chironomidi, ndr), i secchi della spazzatura stracolmi di vespe. Ci sono panchine dove nemmeno ci si può sedere, perché si sbriciolano. Al bar prendiamo due granite: per spillare la barista teneva il bicchiere con una mano e con l’altra scacciava le vespe. Non immaginavamo certo di essere assaliti da un esercito di animali volanti. Non ci torneremo mai più e non siamo stati i soli ad avere questa intenzione».
Secondo Paolo Terrosi, del comitato costituente di Futuro nazionale di Castiglione del Lago, una situazione di questo tipo rischia di incidere negativamente sull’immagine turistica del territorio. «Recensioni come questa affondano l’attrattività turistica del lago Trasimeno», afferma Terrosi, collegando le difficoltà attuali a una serie di fattori ambientali e gestionali.
Tra gli elementi indicati dal movimento figurano la crisi idrica del lago, l’accumulo di melma, la crescita dei canneti, le alte temperature estive e la presenza dei chironomidi. Secondo Futuro nazionale, anni di manutenzione ritenuta insufficiente avrebbero contribuito al peggioramento delle condizioni del bacino.
Nel mirino del comitato finisce in particolare il ruolo dell’Ente Parco regionale del Trasimeno, considerato da Futuro nazionale un organismo che avrebbe introdotto vincoli e procedure tali da rendere più complessi gli interventi sul territorio.
«Dalla sua istituzione, avvenuta circa 30 anni fa, il lago ha iniziato a soffrire proprio a causa di una manutenzione ridotta e appesantita dagli innumerevoli vincoli imposti dallo stesso Ente», sostiene Terrosi. Secondo la sua ricostruzione, diverse attività come movimenti di terra, trasformazioni agricole, accessi, navigazione, sosta e ancoraggio richiederebbero autorizzazioni specifiche per evitare modifiche all’habitat naturale.
Il comitato contesta anche il sistema delle tutele ambientali che interessa il territorio, citando Sic, Rete Natura 2000 e Zps, ritenuti elementi che, secondo Futuro nazionale, limiterebbero la possibilità di realizzare interventi considerati necessari.
«Al Trasimeno è vietato tagliare i canneti liberamente, nonostante la loro crescita sia ormai infestante», aggiunge Terrosi, sottolineando il collegamento tra la presenza della vegetazione e le difficoltà riscontrate nelle aree balneari durante la stagione turistica.
La proposta avanzata dal movimento riguarda una revisione del ruolo dell’Ente Parco. «Riteniamo necessario avviare una riflessione sul ruolo dell’Ente Parco che, a nostro avviso, ha contribuito a compromettere l’ecosistema del Trasimeno invece di proteggerlo: per tale ragione ne valutiamo il suo superamento, la sua chiusura oppure una ridefinizione delle sue competenze, forse limitando le stesse alle sole isole».
Critiche simili arrivano anche da Stefano Alunni, del comitato costituente di Futuro nazionale di Magione, che confronta la situazione del Trasimeno con quella di altri laghi italiani.
«In altri laghi italiani, di cui molti al Nord, i parchi regionali, curati nei minimi dettagli, costituiscono un richiamo per visitatori e investimenti. Il parco del Trasimeno è stato invece trascurato: sponde invase da rovi e melma, sentieri non percorribili e, a tratti, pericolosi».
Secondo Alunni, tra le criticità rientrerebbero anche l’aumento della vegetazione incontrollata, la presenza degli insetti e il degrado di alcune aree naturali, condizioni che potrebbero favorire anche la presenza di fauna selvatica.
«Un lago sano è un lago vissuto, produttivo e capace di generare sviluppo economico e turistico», afferma Alunni. «Eppure occorre tristemente constatare che la Regione dell’Umbria non sa ancora intervenire adeguatamente, compromettendo l’immagine del Trasimeno proprio nel periodo estivo, quello più importante per il turismo e per le attività economiche del bacino del lago ad esso collegate».
Il confronto sulla gestione del lago Trasimeno si concentra quindi sul rapporto tra tutela ambientale, necessità di manutenzione e valorizzazione turistica, con Futuro nazionale che chiede una revisione delle modalità di intervento nell’area protetta.
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