Ciclo dei rifiuti, l’Umbria riscrive la norma e guarda all’economia circolare

La Regione approva il disegno di legge per una gestione sostenibile dei rifiuti con obiettivi al 2050, più raccolta differenziata e meno discariche

La Giunta regionale dell’Umbria ha adottato il disegno di legge “Norme a sostegno della transizione ecologica della gestione integrata dei rifiuti, dell’economia circolare e della bonifica delle aree inquinate”, un provvedimento che introduce un nuovo modello organizzativo per il settore dei rifiuti regionale. L’obiettivo è trasformare il sistema umbro entro il 2050, puntando sulla circolarità integrale, sulla riduzione degli scarti e su una gestione più uniforme del servizio su tutto il territorio.

La riforma, presentata dalla presidente della Regione Stefania Proietti insieme all’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia Thomas De Luca, prevede un progressivo superamento degli attuali quattro sub ambiti territoriali verso un unico ambito regionale, che in prospettiva sarà affidato a un unico soggetto individuato da Auri. La struttura potrà assumere diverse forme giuridiche, dalla gestione in house alla società mista pubblico-privata, fino alla concessione tramite gara pubblica.

Il nuovo sistema punta a raggiungere entro il 2030 una serie di obiettivi strategici: dimezzare il conferimento dei rifiuti in discarica, aumentare la raccolta differenziata all’80% e ridurre progressivamente il ricorso allo smaltimento fino al limite del 10% entro il 2035. La Regione ha inoltre indicato la volontà di non realizzare nuovi inceneritori, concentrando le politiche ambientali sulla prevenzione e sul recupero dei materiali.

Oggi illustriamo un vero e proprio cambio di paradigma nella gestione dei rifiuti in Umbria”, ha dichiarato la presidente Stefania Proietti, spiegando che la strategia regionale punta a “ridurre i rifiuti alla fonte, trasformare ciò che oggi è scarto in risorsa e costruire un sistema omogeneo, giusto e sostenibile per tutti i comuni, con effetti positivi anche dal punto di vista economico per cittadini e territori”.

Uno degli elementi centrali della riforma riguarda proprio la prevenzione dello scarto, indicata come priorità nella gestione dei rifiuti. Il disegno di legge individua cinque principali ambiti di intervento: riduzione dello spreco alimentare, diminuzione degli imballaggi, contenimento dell’utilizzo di prodotti monouso, prolungamento della vita dei beni e riduzione dei rifiuti prodotti fuori dall’ambito domestico.

Per valutare i risultati raggiunti viene introdotto anche il criterio del Residual Waste Cap (Rwc), uno strumento destinato a monitorare la quantità di rifiuto urbano residuo (Rur) e verificare l’efficacia delle politiche adottate.

Con questa riforma l’Umbria sceglie con decisione la strada della sostenibilità”, ha affermato l’assessore Thomas De Luca, sottolineando il collegamento con i principi del Green Deal europeo e del principio Do No Significant Harm (Dnsh). La strategia regionale prevede una maggiore qualità della raccolta differenziata, una riduzione del rifiuto indifferenziato e l’obiettivo di scendere a 100 chilogrammi di rifiuto residuo per abitante all’anno entro il 2030.

Tra le novità principali del provvedimento figura anche l’introduzione della tariffazione puntuale obbligatoria per tutti i comuni umbri, basata sul principio “chi inquina paga”. Il costo del servizio sarà quindi collegato alla quantità effettiva di rifiuti indifferenziati prodotti, con l’obiettivo di incentivare comportamenti più virtuosi da parte dei cittadini.

Il disegno di legge istituisce inoltre il Fondo regionale per l’economia circolare, finanziato attraverso la nuova ecotassa sul deposito in discarica e altri contributi ambientali. Le risorse saranno destinate a interventi di bonifica, miglioramento degli impianti e sostegno ai comuni che ospitano infrastrutture con impatto ambientale.

Un’intera sezione della riforma è dedicata alla bonifica dei siti contaminati. Il testo prevede la nascita del Sisc (Sistema Informativo Geografico Siti Contaminati), un’anagrafe digitale interoperabile per la gestione delle procedure di bonifica, e l’elaborazione del nuovo Piano Regionale di Bonifica (Prebo).

Un ulteriore elemento innovativo riguarda l’istituzione delle Comunità dell’Economia Circolare, composte da realtà produttive, industriali e sociali che collaboreranno attraverso specifici Patti per lo sviluppo. L’obiettivo è favorire la simbiosi industriale, trasformando sottoprodotti e materiali di scarto in nuove opportunità economiche.

Le imprese umbre saranno protagoniste della transizione, trasformando i sottoprodotti in opportunità economiche e riducendo la dipendenza dalle materie prime”, ha dichiarato De Luca, evidenziando il ruolo del sistema produttivo nel nuovo modello ambientale regionale.

Il percorso di attuazione della riforma prevede anche un rafforzamento della partecipazione pubblica attraverso la futura Consulta regionale per la transizione ecologica, organismo aperto ad associazioni, sindacati e comitati territoriali. La struttura avrà il compito di favorire il confronto sulle scelte strategiche legate alla gestione dei rifiuti, alla tutela ambientale e alla transizione ecologica dell’Umbria.

Redazione

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