Donatella Binaglia, il volto dell’informazione che custodisce l’etica del giornalismo umbro

Donatella Binaglia

Nel panorama dell’informazione umbra esistono figure che, lontano dai riflettori e dalle celebrazioni mediatiche, contribuiscono ogni giorno a custodire il valore più autentico del giornalismo: quello inteso come servizio alla collettività. Tra queste emerge la figura di Donatella Binaglia, giornalista pubblicista e vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria, professionista che ha costruito il proprio percorso attraverso competenza, passione, equilibrio e un profondo senso etico della professione.

La sua storia professionale rappresenta la testimonianza di un giornalismo vissuto non come semplice mestiere, ma come responsabilità civile. In un’epoca caratterizzata dalla rapidità della comunicazione digitale, dalla moltiplicazione delle fonti e dalla crescente difficoltà nel distinguere informazione e disinformazione, Donatella Binaglia continua a difendere alcuni principi fondamentali: la verifica delle notizie, l’indipendenza del pensiero, il rispetto della deontologia e il diritto dei cittadini a ricevere un’informazione corretta, completa e trasparente.

Eletta vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria per il mandato 2022-2024 e successivamente confermata per il mandato 2025-2028, ricopre un ruolo istituzionale di grande prestigio e responsabilità. Un incarico che interpreta con spirito di servizio, mettendo la propria esperienza a disposizione della categoria, promuovendo la formazione continua dei colleghi e contribuendo alla valorizzazione del ruolo sociale del giornalista.

Accanto all’impegno istituzionale, Donatella Binaglia continua a vivere quotidianamente il giornalismo sul campo. È infatti caporedattrice della testata “Umbria e Cultura”, realtà editoriale attenta alla valorizzazione del territorio, dell’arte, della cultura, degli eventi e delle eccellenze umbre. Attraverso il suo lavoro racconta storie, persone e identità, offrendo ai lettori un’informazione capace di unire rigore professionale e sensibilità narrativa.

Chi ha avuto modo di conoscerla professionalmente riconosce in lei qualità rare: disponibilità, capacità di ascolto, equilibrio e attenzione verso gli altri. Caratteristiche che assumono un valore ancora maggiore quando si ricopre un ruolo istituzionale, perché la vera autorevolezza nasce dalla capacità di dialogare, comprendere e costruire ponti.

Il suo contributo al mondo dell’informazione va oltre la semplice cronaca degli eventi. È un impegno costante nella difesa della libertà di stampa, nella promozione della cultura giornalistica e nella tutela di quel rapporto di fiducia che deve unire cittadini e informazione.

In un tempo in cui il giornalismo è chiamato a rinnovarsi senza perdere la propria identità, Donatella Binaglia rappresenta un esempio di professionalità e coerenza. Una figura che dimostra come il prestigio di un giornalista non si misuri soltanto attraverso la visibilità, ma attraverso la credibilità costruita giorno dopo giorno con studio, responsabilità e rispetto della verità.

Donatella Binaglia

Intervista a Donatella Binaglia: “Il giornalismo è un viaggio alla ricerca della verità: una responsabilità prima ancora che una professione”.

Nel cuore dell’informazione umbra, Donatella Binaglia rappresenta una voce autorevole capace di coniugare esperienza giornalistica e impegno istituzionale. Giornalista pubblicista e vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria, ha costruito il proprio percorso professionale attraverso la passione per la scrittura, la curiosità verso il mondo e una profonda convinzione: il giornalista non deve soltanto raccontare ciò che accade, ma aiutare la società a comprenderlo.

In questa intervista emerge una riflessione sul significato più autentico del giornalismo: una professione fatta di ricerca, responsabilità, cultura e attenzione verso l’essere umano.

Vicepresidente Binaglia, in un tempo in cui tutti possono comunicare, cosa distingue davvero un giornalista?
Un giornalista si distingue dall’amore per la verità dei fatti e per la democrazia. Oggi tutti hanno la possibilità di esprimere un’opinione o diffondere un contenuto, grazie soprattutto agli strumenti digitali. Ma comunicare non significa automaticamente informare. Il giornalista ha una responsabilità diversa: deve verificare le fonti, approfondire, confrontarsi con la complessità della realtà e restituire ai cittadini una narrazione il più possibile corretta e fedele ai fatti. La differenza sta proprio nella responsabilità delle parole. Ogni articolo, ogni intervista, ogni titolo può contribuire a creare consapevolezza oppure alimentare confusione. Il giornalismo autentico nasce dall’incontro tra libertà, competenza e coscienza.

Esiste una verità assoluta oppure il giornalismo rincorre soltanto frammenti di essa?
La verità è una meta verso cui il giornalista deve camminare con umiltà. Un giornalista non possiede la verità, ma ha il dovere di cercarla continuamente. Ogni fatto può avere molte sfaccettature e diverse prospettive, ma il compito del professionista è distinguere ciò che è oggettivo da ciò che è opinione. La ricerca della verità richiede studio, ascolto e onestà intellettuale. È un percorso che non termina mai, perché ogni giorno il mondo cambia e ogni storia può rivelare nuovi elementi.

Lei ricopre un ruolo istituzionale importante. Che significato attribuisce alla parola “servizio”?
Per me la parola servizio ha un valore altissimo. Sono laureata in Economia, ma ho scelto di diventare giornalista perché considero questa la professione più bella del mondo. Fare servizio significa mettere le proprie capacità e la propria esperienza a disposizione degli altri. Un ruolo istituzionale non deve essere vissuto come un privilegio personale, ma come una responsabilità verso una comunità. Chi ricopre un incarico pubblico deve saper ascoltare, dialogare e contribuire alla crescita collettiva. Il valore di una carica non si misura dal titolo che rappresenta, ma dalle azioni concrete che riesce a generare.

Viviamo nell’epoca della velocità. Il tempo è diventato un nemico del buon giornalismo?
La velocità appartiene al nostro tempo, ma non può diventare una giustificazione per sacrificare la qualità. Una notizia deve essere prima di tutto corretta. Il giornalismo deve certamente utilizzare i nuovi strumenti tecnologici, ma senza rinunciare all’approfondimento, alla verifica e alla capacità di analisi. La fretta spesso produce soltanto rumore; la riflessione invece genera conoscenza. Il vero giornalista deve avere il coraggio di fermarsi, capire e raccontare con consapevolezza.

Qual è il valore più grande che un giornalista dovrebbe custodire?
Credo che il valore più grande sia l’umiltà. L’umiltà di avvicinarsi alle storie degli altri con rispetto, di raccontare i fatti senza sentirsi mai superiori a chi si ha davanti, di continuare a imparare ogni giorno.
Un giornalista deve avere la capacità di ascoltare davvero. Dietro ogni notizia, ogni intervista, ogni vicenda raccontata ci sono persone, emozioni, fragilità e percorsi di vita. Per questo è fondamentale arrivare agli altri con empatia. Accanto all’umiltà c’è un altro principio essenziale: l’indipendenza. Essere indipendenti significa avere la libertà e il coraggio di raccontare la realtà senza condizionamenti, mantenendo sempre la propria coscienza professionale come guida. La credibilità di un giornalista non nasce in un giorno: si costruisce lentamente attraverso il lavoro, la coerenza e il rispetto delle regole.

Il giornalismo può ancora essere considerato un presidio di democrazia?
Assolutamente sì. Una società senza un’informazione libera rischia di perdere la capacità di comprendere, scegliere e partecipare consapevolmente alla vita democratica. Il giornalismo ha il compito di illuminare ciò che accade, dare voce ai cittadini, raccontare le trasformazioni sociali e favorire il confronto delle idee. La stampa libera deve poter svolgere il proprio ruolo anche quando pone domande scomode. Un giornalista, per definizione, deve avere la capacità di essere una presenza critica, perché il suo compito non è compiacere, ma raccontare. Credo inoltre che il giornalismo debba essere considerato un vero investimento per la democrazia. Sostenere un’informazione libera e indipendente significa sostenere la qualità della vita civile di un Paese. La stampa ha bisogno di poter svolgere il proprio lavoro con dignità e autonomia, perché una comunità informata è una comunità più forte.

Se dovesse descrivere il giornalismo con un’immagine poetica, quale sceglierebbe?
Lo immagino come un faro nella notte. Il faro non può fermare le onde del mare e non può eliminare le difficoltà di chi naviga, ma offre una luce capace di orientare il cammino.
Allo stesso modo il giornalista non può cambiare il mondo da solo, ma può aiutare le persone a comprenderlo meglio, raccontando la realtà con onestà, equilibrio e profondità. Un buon articolo, una buona intervista, una storia ben raccontata possono diventare piccoli punti di luce nella vita delle persone.

In un’epoca dominata dai social network, come si difende il valore dell’approfondimento?
Attraverso la cultura e l’educazione alla responsabilità. Le nuove generazioni sono nate con il telefono in mano e questo non deve essere visto soltanto come un problema, ma anche come una grande opportunità. Dobbiamo insegnare loro a utilizzare questi strumenti in maniera consapevole. I social network sono strumenti straordinari, capaci di creare connessioni e diffondere informazioni rapidamente, ma non possono sostituire la verifica, la competenza e lo studio. Il rischio più grande è confondere la popolarità con l’autorevolezza. Un giornalista deve continuare a formarsi, approfondire e mantenere viva la curiosità. La qualità dell’informazione non si misura dal numero delle visualizzazioni, ma dalla capacità di lasciare un pensiero, una riflessione e una conoscenza nei lettori.

Cosa direbbe a un giovane che sogna di diventare giornalista?
Gli direi di coltivare soprattutto la curiosità. La tecnica si può imparare, le regole si possono studiare, ma la voglia autentica di conoscere il mondo e di raccontarlo deve nascere dentro di sé. Un giovane giornalista deve imparare a fare domande, anche quelle difficili, deve avere il coraggio di cercare risposte e non accontentarsi della superficie delle cose. Ma soprattutto deve ricordare che dietro ogni storia ci sono persone. Il giornalismo non è soltanto raccontare eventi: significa incontrare vite, raccogliere emozioni e restituire dignità attraverso le parole.

Quale responsabilità sente maggiormente nel suo ruolo di vicepresidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria?
Sento la responsabilità di difendere il valore della professione e di accompagnare i colleghi in un momento storico molto complesso.
L’Ordine dei Giornalisti non deve essere percepito soltanto come un organismo che stabilisce regole, ma come una comunità professionale che tutela la qualità dell’informazione, favorisce la formazione e crea momenti di confronto. Abbiamo il dovere di sostenere soprattutto le nuove generazioni di giornalisti, aiutandole a comprendere che questa professione richiede passione, sacrificio e grande senso di responsabilità. Il futuro del giornalismo dipenderà dalla nostra capacità di innovarci senza perdere i principi fondamentali che da sempre lo caratterizzano.

Qual è il suo senso della vita?
Gli altri. Sono profondamente curiosa verso le persone. Credo che ogni individuo abbia una storia da raccontare, un’esperienza da condividere, qualcosa da insegnare.
Il rapporto con gli altri arricchisce la nostra esistenza. Ascoltare, comprendere e incontrare mondi diversi dal proprio è una delle forme più grandi di crescita umana. Forse anche per questo amo il giornalismo: perché mi permette continuamente di entrare in contatto con persone, percorsi e sensibilità diverse.

Qual è una parola che per lei ha un valore speciale?
Amicizia. L’amicizia è una delle forme più autentiche di ricchezza nella vita.
È presenza, fiducia, condivisione. È quella relazione in cui non servono necessariamente grandi parole, perché spesso basta esserci. In un mondo sempre più veloce, custodire rapporti veri diventa ancora più importante. L’amicizia rappresenta un valore umano che resiste al tempo e alle difficoltà.

Se dovesse lasciare un ultimo pensiero ai lettori, quale sarebbe?
Vorrei ricordare che una buona informazione nasce sempre dall’incontro tra chi racconta e chi ascolta. Il giornalismo è un patto di fiducia con la società. Le parole hanno un peso enorme: possono creare consapevolezza, aprire dialoghi, costruire ponti. Per questo dobbiamo difendere sempre il valore della verità, della cultura e del rispetto.

Donatella Binaglia

Donatella Binaglia, attraverso le sue parole, restituisce il volto di un giornalismo che non insegue soltanto la notizia, ma cerca il significato più profondo degli eventi e delle persone.

Un giornalismo fatto di ascolto, responsabilità e passione. Un giornalismo che non vuole soltanto informare, ma contribuire alla crescita culturale e civile di una comunità.

La sua esperienza racconta una professione antica e sempre nuova, dove la penna diventa strumento di conoscenza e la parola assume il compito più nobile: avvicinare gli esseri umani alla comprensione reciproca.

Perché, in fondo, il vero giornalista non è soltanto colui che racconta il mondo.

È colui che prova, ogni giorno, ad accendere una luce per aiutare gli altri a guardarlo meglio.

Redazione

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