A Pietralunga,la Squadra Mobile di Perugia ha eseguito un sequestro preventivo nei confronti dell’associazione denominata “Conoscenza e Libertà”, ritenuta dagli inquirenti una presunta setta operante nel settore delle pratiche olistiche e spirituali. L’operazione è stata disposta dal GIP del Tribunale di Perugia, su richiesta della Procura, nell’ambito di un’indagine che coinvolge più soggetti e diverse ipotesi di reato. Il provvedimento riguarda il casale utilizzato come base operativa dell’organizzazione e alcuni beni riconducibili agli indagati.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’associazione avrebbe operato formalmente come ente del terzo settore, ma sarebbe in realtà riconducibile a una presunta associazione a delinquere finalizzata a truffe aggravate, con particolare riferimento a vittime in condizioni di vulnerabilità psicologica e sociale. L’indagine si concentra su un sistema di presunte condotte fraudolente basate su promesse di guarigione e percorsi spirituali, utilizzati – secondo l’accusa – per ottenere denaro e controllo sui partecipanti.
Nel corso dell’operazione, la polizia ha sequestrato anche una Jeep Renegade, somme di denaro per circa 10mila euro e 30mila franchi svizzeri, oltre ad altri beni ritenuti profitto delle attività contestate. Il denaro era in parte nella disponibilità del principale indagato al momento del fermo, avvenuto nei mesi precedenti, quando secondo gli investigatori si stava ipotizzando un possibile tentativo di espatrio. Il sequestro è stato esteso per impedire l’eventuale dispersione dei beni.
Al centro dell’inchiesta figura Alfredo Mangone, considerato dagli investigatori il presunto capo dell’organizzazione, attualmente detenuto dal mese di marzo con accuse che comprendono truffa, associazione a delinquere e altri reati contro la persona. La moglie, Tatiana Ionel, si trova invece agli arresti domiciliari. Nell’ambito dello stesso procedimento risultano coinvolti altri quattro indagati: uno è ricercato all’estero, uno è agli arresti domiciliari a Napoli e due risultano a piede libero.
Gli investigatori hanno ricostruito come il gruppo avrebbe operato attraverso dinamiche di condizionamento psicologico e promesse di benefici spirituali e terapeutici, rivolte a soggetti ritenuti fragili. Secondo l’impostazione accusatoria, tali condizioni sarebbero state utilizzate per ottenere versamenti di denaro anche consistenti. In particolare, nel 2025, il casale utilizzato dall’associazione sarebbe stato acquistato grazie a somme versate da alcuni adepti, per un totale superiore a mezzo milione di euro in pochi giorni.
L’inchiesta ha inoltre evidenziato presunte condotte intimidatorie nei confronti di alcuni membri che avrebbero espresso dubbi sull’attività del gruppo. In intercettazioni acquisite agli atti, emergerebbero riferimenti a minacce nei confronti di una seguace. Un altro episodio contestato riguarda una presunta situazione di abuso nei confronti di una donna in condizioni di particolare fragilità psicologica, che secondo l’accusa sarebbe stata indotta a subire atti non consensuali all’interno di un contesto di manipolazione spirituale. Si tratta di elementi ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Il casale di Pietralunga, ora sottoposto a sequestro, era stato indicato come centro operativo dell’associazione e risulta intestato a uno dei seguaci. Gli inquirenti ritengono che la struttura fosse utilizzata come luogo di attività continuativa del gruppo e come punto di riferimento per i membri.
L’indagine prosegue per ricostruire l’intera rete di rapporti e la gestione economica dell’associazione, oltre a verificare l’eventuale presenza di ulteriori vittime. La Procura di Perugia sta coordinando le attività investigative con l’obiettivo di chiarire la portata complessiva del fenomeno e le responsabilità individuali.
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