Dal libro di Russi alla scena: Infami secondo Grugher

Alfonso Russi

A partire dal libro “Infami. Venti storie di ordinaria antimafia” di Alfonso Russi, il regista C.L. Grugher insieme a Michelangelo Bellani che ne ha curato l’adattamento drammaturgico, ha dato vita a un’opera teatrale capace di trasformare la narrazione scritta in un’esperienza scenica intensa, essenziale e profondamente immersiva. Lo spettacolo Infami nasce proprio dall’opera letteraria di
Russi, che racconta venti storie legate alla lotta quotidiana contro la criminalità organizzata e all’esperienza diretta dell’antimafia vissuta sul campo. Il passaggio dal libro alla scena non si limita a una semplice trasposizione, ma diventa una vera e propria rilettura artistica, in cui la struttura narrativa originale viene rielaborata attraverso il linguaggio teatrale contemporaneo.

La regia di Grugher si distingue per una scelta stilistica sobria e rigorosa: pochi elementi scenici, un uso essenziale della parola e un impianto sonoro elettronico che accompagna e amplifica la narrazione.

In scena, i racconti prendono forma attraverso la voce degli interpreti (C. L. Grugher e Bellani dal vivo e quella registrata di Russi) e un sistema di immagini, che contribuiscono a costruire un impatto visivo e sonoro fortemente evocativo.

Il risultato è uno spettacolo che non si limita a riportare il contenuto del libro, ma lo rielabora e lo potenzia, restituendo al pubblico la complessità emotiva e civile delle storie raccontate da Russi.

La regia di Grugher diventa così elemento centrale dell’operazione teatrale, capace di tradurre la pagina scritta in un linguaggio scenico diretto, coinvolgente e di forte impatto.

Infami si configura quindi come un esempio significativo di teatro civile contemporaneo, in cui letteratura e scena dialogano attraverso una visione registico-drammaturgica chiara e incisiva, che trova nel lavoro la sua piena realizzazione artistica.

Alfonso Russi

Intervista al regista C.L. Grugher sullo spettacolo “Infami” tratto dal libro di Alfonso Russi.

Grugher, lo spettacolo Infami nasce dal libro di Alfonso Russi. Cosa l’ha colpita di più dell’opera originale?
Mi ha colpito la sua forza testimoniale. Non è un libro costruito per “raccontare la mafia”, ma per attraversarla dall’interno, attraverso esperienze reali. Era materiale già profondamente teatrale.

Dal libro alla scena: come ha affrontato il processo di adattamento?
Abbiamo cercato di non tradire la natura del testo. Non volevamo trasformarlo in una drammaturgia classica, ma farne emergere la struttura emotiva e narrativa. Il teatro è diventato uno spazio di restituzione, non di interpretazione forzata.

La messinscena è molto essenziale. Perché questa scelta?
Perché la sottrazione, in questo caso, è più potente dell’aggiunta. Ho voluto eliminare il superfluo per lasciare spazio alla parola, al suono e all’ascolto. La sobrietà permette al contenuto di arrivare
senza filtri.

In scena convivono voce, suono elettronico e immagini. Qual è il loro equilibrio?
Nessun elemento è decorativo. La voce racconta, il suono crea tensione, le immagini aprono ulteriori livelli di lettura. Sono tre linguaggi che si sostengono a vicenda, senza sovrastarsi.

Quanto è stato importante il tema civile e antimafia nello sviluppo dello spettacolo?
È stato centrale, ma non volevamo un’opera didascalica. L’obiettivo non è mai stato per me spiegare la mafia, ma far percepire cosa significa vivere dentro e contro quel sistema.

Nel lavoro emerge una forte tensione emotiva. Come si gestisce in fase di regia?
Con equilibrio. Bisogna evitare l’enfasi eccessiva. La forza nasce proprio dal controllo, dal silenzio e dai momenti di sospensione.

Qual è il ruolo degli attori in questa costruzione scenica?
Sulla scena non ci sono attori in senso tradizionale, non si tratta di personaggi. I performer si fanno mediatori tra il testo e il pubblico.

Che tipo di esperienza crede abbia vissuto ogni spettatore?
Non voglio mai che lo spettatore “assista” soltanto. Vorrei che ascoltasse, che si sentisse coinvolto emotivamente e moralmente, anche quando è scomodo.

Se dovesse riassumere Infami in una frase dal punto di vista registico?

È un lavoro in cui il teatro non aggiunge, ma toglie, per permettere alla verità delle storie di emergere con più forza.

L’incontro con la regia di C.L. Grugher restituisce l’immagine di un’operazione teatrale costruita con rigore e consapevolezza, in cui il passaggio dal libro di Alfonso Russi alla scena non è una semplice trasposizione, ma una vera e propria riscrittura per immagini, suoni e parole essenziali.

Infami si conferma così uno spettacolo che affida alla sottrazione la propria forza espressiva, scegliendo di non spettacolarizzare il contenuto, ma di lasciarlo emergere nella sua nudità emotiva e
civile.

La regia diventa il punto di equilibrio dell’intera operazione, capace di trasformare una testimonianza letteraria in un’esperienza teatrale che interroga lo spettatore senza concedere scorciatoie. In questa prospettiva, il teatro non si limita a raccontare, ma diventa spazio di ascolto e responsabilità, dove la scena si fa luogo di coscienza. Ed è proprio in questa capacità di rendere presente ciò che spesso resta ai margini che lo spettacolo trova la sua ragione più profonda e necessaria.

Redazione

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