Il Festival di Spoleto apre il capitolo dedicato alla danza con un evento di forte impatto artistico ed emotivo: “This is Rambert”, omaggio ai 100 anni della Rambert Dance Company, la più antica compagnia britannica di danza contemporanea.
Sul palco del Teatro Romano, lo spettacolo ha conquistato il pubblico fino a una standing ovation finale, sancendo un debutto di grande successo sotto la direzione artistica di Daniele Cipriani. La scelta curatoriale non guarda al passato in chiave nostalgica, ma costruisce un racconto che valorizza identità, ricerca e innovazione coreografica.
In Crimson apre la serata tra poesia e intensità scenica
Ad aprire la trilogia è “In Crimson”, firmato da Bobbi Jene Smith e Or Schraiber, artisti provenienti dalla Batsheva Dance Company.
La coreografia si distingue per una scrittura intensa e fluida, sostenuta da un’atmosfera musicale al pianoforte che amplifica la dimensione emotiva della scena. Gli otto interpreti si muovono in un intreccio di soli e duetti che alternano rigore e sensualità, ordine e disordine, dando vita a una narrazione fatta di relazioni umane complesse.
Colpisce la capacità del gruppo di fondere linguaggi corporei diversi senza separazioni nette tra tecnica e teatro, in un flusso espressivo che rende la performance immediata e magnetica.
Hop(e)storm e la potenza della danza post-internet
Il secondo capitolo, “Hope(e)storm” del collettivo (LA) Horde, rappresenta il momento più dirompente della serata.
La coreografia si inserisce nel filone della danza post-internet, dove il corpo diventa veicolo politico e culturale. La scena è attraversata da un’estetica cruda e ipercontemporanea, in cui musica pop, sonorità hardcore e movimenti urbani si intrecciano senza soluzione di continuità.
I danzatori danno vita a un linguaggio fisico che richiama vogueing, balli di gruppo e dinamiche cinematografiche, costruendo un sistema di geometrie corporee in costante trasformazione. L’impatto è immediato, viscerale, quasi travolgente, e restituisce un senso di energia collettiva difficile da contenere.
Gallery of Consequence chiude tra quotidianità e teatro dell’umano
A chiudere la trilogia è “Gallery of consequence” di Emma Evelein, coreografa e regista olandese.
La scena si sposta in un contesto riconoscibile: un aeroporto trasformato in spazio liminale, dove 18 danzatori attraversano gesti, rumori e protocolli della vita quotidiana. Il linguaggio è più narrativo e diretto, con una costruzione drammaturgica esplicita.
Attraverso movimenti, vocalizzazioni e interazioni, la coreografia mette in evidenza l’umanità nascosta nei gesti ordinari, trasformando lo spazio di transito in una rappresentazione corale delle emozioni contemporanee.
Una standing ovation per i 100 anni della Rambert
La serata si conclude con una standing ovation unanime del pubblico del Teatro Romano, che riconosce la forza di un progetto capace di unire stili, generazioni e linguaggi diversi sotto un’unica identità artistica.
“This is Rambert” non si limita a celebrare un anniversario, ma riafferma la vitalità di una compagnia che, dopo un secolo di storia, continua a interrogare il presente attraverso la danza contemporanea.
Il risultato è un debutto di grande impatto per il Festival di Spoleto, che conferma la centralità della danza nel panorama culturale internazionale.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.