Metalmeccanica e cantieri, allarme caldo. I sindacati: “Mettere la salute davanti a tutto”

Uilm Perugia lancia l’allarme sulle condizioni di lavoro nei reparti metalmeccanici umbri per il caldo estremo.

Situazione drammatica per le imprese metalmeccaniche e per i cantieri umbri con la Regione bollino rosso e temperature ben oltre i 35 gradi. Intervengono i sindacati e la regione..

Cantieri: niente pause, niente ombra

Fillea Cgil Umbria, Filca Cisl Umbria e Feneal Uil Umbria hanno lanciato un appello urgente alle istituzioni regionali, denunciando che, nonostante l’ordinanza regionale sul rischio caldo sia già in vigore, continuano ad arrivare segnalazioni di attività lavorative svolte in condizioni incompatibili con le misure di tutela previste.

Le informazioni raccolte attraverso le strutture territoriali e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza descrivono un quadro preoccupante. «Continuano a pervenire segnalazioni di casi in cui si lavora senza un’adeguata rimodulazione degli orari, senza pause sufficienti, senza aree ombreggiate e senza tutte le misure organizzative necessarie a ridurre il rischio di stress termico, malori e infortuni» — dichiarano Elisabetta Masciarri, segretaria generale di Fillea Cgil Umbria, Emanuele Petrini, segretario generale di Filca Cisl Umbria, e Alessio Panfili di Feneal Uil Umbria.

Il problema non riguarda solo i lavori all’aperto: ponteggi, coperture, scavi, strade e superfici esposte sono tra i contesti più a rischio, ma anche fabbriche e capannoni chiusi, dove le temperature interne possono diventare critiche in assenza di adeguata climatizzazione, rappresentano un pericolo documentabile e misurabile.

I sindacati chiedono un’azione su tre livelli distinti. Il primo è l’attivazione immediata di una campagna straordinaria di controlli nei cantieri e nei luoghi di lavoro più esposti. Il secondo è il coordinamento tra Asl, Ispettorato del lavoro, Inail e altri organismi competenti per verificare il rispetto dell’ordinanza regionale e della normativa sulla salute e sicurezza. Il terzo è la convocazione urgente di un tavolo regionale con le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali, per monitorare l’applicazione delle misure di prevenzione e individuare eventuali interventi aggiuntivi.

L’ombra del Pnrr e la pressione sui tempi di consegna

Uno dei nodi più critici individuati dai sindacati riguarda la pressione produttiva sui lavoratori. «Troppo spesso si lavora a ritmi serrati e sotto pressione, scaricando sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso delle scadenze» — sottolineano Masciarri, Petrini e Panfili. In questo contesto, l’avvicinarsi della conclusione del Pnrr aggrava ulteriormente la situazione: le interruzioni dovute alle ondate di calore, secondo i sindacati, dovrebbero essere previste già in fase di programmazione dei lavori, e non gestite come emergenze dell’ultimo momento.

Le organizzazioni sindacali non risparmiano critiche alle misure adottate a livello nazionale. La reintroduzione della cassa integrazione per stop da caldo, avvenuta soltanto il 22 giugno, viene giudicata «utile, ma non risolutiva». L’approccio del Governo viene definito «ancora una volta tardivo e insufficiente», in assenza di una cornice normativa organica che affronti il problema in modo strutturale

Metalmeccanici: lavoratori del perugino in condizioni critiche

Nei siti produttivi del comparto metalmeccanico in Umbria si registrano condizioni operative sempre più critiche, in particolare in fonderie, reparti di stampaggio, carpenteria pesante e cantieri di montaggio. Secondo quanto segnalato dalla Uilm Uil Perugia, il microclima interno avrebbe superato soglie considerate compatibili con la tutela della salute dei lavoratori, configurando un rischio legato allo stress termico da calore.

Da giorni riceviamo segnalazioni da parte di lavoratori che sono costretti ad operare in condizioni critiche, con temperature che vanno ben oltre i 35 gradi”, ha dichiarato il segretario generale Daniele Brizi, sottolineando come la combinazione tra calore ambientale, calore radiante prodotto da forni e impianti e umidità elevata possa determinare condizioni di lavoro particolarmente gravose.

Secondo il sindacato, l’esposizione prolungata a tali fattori aumenterebbe il rischio di riduzione della vigilanza psicofisica e infortuni sul lavoro, fino a casi estremi come il colpo di calore, configurabile come evento acuto con potenziali conseguenze gravi per la salute.

Nel richiamo normativo, la Uilm Perugia evidenzia l’applicazione del D.Lgs. 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro. In particolare, viene richiamato l’articolo 15, che prevede la riduzione dei rischi alla fonte, e gli articoli 28 e 29, che impongono al datore di lavoro la valutazione completa dei rischi, inclusi quelli derivanti da condizioni microclimatiche.

“La normativa c’è, ma viene disattesa”, ha affermato Brizi, sottolineando la necessità di aggiornare i Documenti di Valutazione dei Rischi (DVR) introducendo in modo specifico il rischio da calore nei luoghi di lavoro industriali. Viene inoltre richiamata l’esigenza di garantire condizioni termiche adeguate durante l’intero orario lavorativo, tenendo conto delle lavorazioni e degli sforzi fisici richiesti.

Sul piano tecnico, la Uilm Perugia chiede l’adozione di standard internazionali per la misurazione dello stress termico, tra cui la norma UNI EN ISO 7243:2017, relativa all’indice WBGT, e la norma UNI EN ISO 7933:2005, per la valutazione del tasso di sudorazione previsto nei lavoratori sottoposti a sforzi prolungati.

Il sindacato propone inoltre una serie di misure operative per ridurre il rischio nei reparti più esposti. Tra queste, il monitoraggio continuo delle condizioni microclimatiche attraverso centraline dedicate, il potenziamento dei sistemi di ventilazione e aspirazione, e interventi per la schermatura del calore generato dai macchinari industriali.

Ulteriori misure riguardano la riorganizzazione dei turni di lavoro, con eventuale anticipo delle attività nelle ore mattutine o riduzione dell’esposizione nelle fasce più calde della giornata, oltre alla previsione di pause in ambienti climatizzati e all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale ad alta traspirabilità.

Tra gli strumenti previsti dalla normativa vigente viene richiamata anche la possibilità di ricorrere alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria con causale “eventi meteo – alte temperature”, attivabile nei casi in cui le condizioni microclimatiche rendano impossibile lo svolgimento in sicurezza delle attività produttive.

Si ricorda che il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno”, ha concluso Brizi, richiamando le tutele previste dall’articolo 44 del Testo Unico sulla sicurezza.

Le misure della Regione

La Regione dal canto suo ha varato una ordinanza, predisposta on il contributo tecnico della Direzione regionale Salute e Welfare e valida ino al 15 settembre 2026 che dispone il divieto di lavoro dalle ore 12:30 alle ore 16:00 nei giorni e nelle aree del territorio regionale in cui la piattaforma Worklimate segnala un livello di rischio “alto” per lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa.

“L’ondata di calore anomala di questi ultimi giorni ed il cambiamento climatico incide direttamente sulla salute, sull’organizzazione del lavoro e sulla sicurezza nei luoghi produttivi – sottolinea la presidente Proietti. Le alte temperature, l’umidità e l’esposizione prolungata al sole espongono lavoratrici e lavoratori a stress termico, colpi di calore e infortuni”

’ordinanza sostituisce amplia il perimetro delle tutele, le misure già previste per agricoltura, florovivaismo e cantieri edili all’aperto vengono estese anche alle cave, alla logistica limitatamente ai piazzali destinati in via esclusiva e permanente al deposito merci, e al settore delle consegne tramite biciclette o mezzi a pedalata assistita.

Particolare attenzione viene riservata ai lavoratori delle consegne. L’ordinanza stabilisce che il rischio calore debba essere inserito nei parametri di calcolo dei tempi di consegna e delle distanze massime di percorrenza, anche attraverso l’adeguamento degli algoritmi delle piattaforme digitali, senza conseguenze negative sul piano salariale o reputazionale.

“È un punto di civiltà del lavoro – afferma Proietti. La tecnologia deve servire la persona, non esporla a rischi ulteriori. Nessun lavoratore deve essere penalizzato perché vengono applicate misure necessarie alla tutela della salute”.

L’ordinanza raccomanda inoltre ai Comuni di valutare deroghe temporanee ai regolamenti locali in materia di emissioni acustiche, così da consentire lo svolgimento delle attività lavorative nelle fasce orarie più fresche, previa verifica delle condizioni contingenti.

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Redazione

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