Gabriella Fusi: Tra tele e vinarelli, un viaggio dell’anima

Gabriella Fusi: la poesia che si trasforma in immagine, tra parola e materia

Gabriella Fusi

Nel panorama creativo contemporaneo, la figura di Gabriella Fusi si distingue per una versatilità rara, capace di attraversare linguaggi diversi senza mai perdere coerenza espressiva. Poetessa e autrice di libri, Fusi amplia il proprio orizzonte artistico dando forma alle idee attraverso la pittura, in un dialogo continuo tra parola scritta e immagine.

La sua ricerca visiva si sviluppa attraverso tecniche differenti, ciascuna scelta come strumento espressivo autonomo ma complementare: olio, acrilico, acquerello e vinarello. Questi linguaggi pittorici non rappresentano semplicemente un repertorio tecnico, ma diventano vere e proprie modalità narrative, attraverso cui l’artista traduce emozioni, intuizioni e immagini interiori.

Nella pittura a olio emerge una dimensione più profonda e materica, caratterizzata da stratificazioni e tempi lenti, che consentono alla composizione di maturare gradualmente. L’acrilico, invece, restituisce immediatezza e dinamismo, adattandosi a una gestualità più rapida e istintiva. L’acquerello introduce una dimensione lirica e trasparente, dove il colore sembra fluire con leggerezza, lasciando spazio all’imprevedibilità dell’acqua. Il vinarello, infine, si inserisce come ulteriore campo di sperimentazione, contribuendo a delineare un percorso di ricerca personale e riconoscibile.

Attraverso queste tecniche, Gabriella Fusi costruisce un universo artistico in cui poesia e pittura non sono ambiti separati, ma parti di un’unica visione creativa. Le sue opere diventano così il riflesso di un processo interiore che unisce sensibilità letteraria e tensione visiva, trasformando l’idea in forma e la parola in colore.

In questo dialogo costante tra discipline, la sua produzione si configura come un percorso in continua evoluzione, dove ogni tecnica non è un punto di arrivo, ma una possibilità espressiva ulteriore.

Intervista esclusiva a Gabriella Fusi: “Tra tele, vinarelli e memoria: l’arte come eredità viva”

In questa intervista incontriamo Gabriella Fusi, poetessa, autrice e artista visiva, il cui linguaggio creativo si muove tra pittura e parola, tra memoria e sperimentazione. Le sue opere – tele materiche, acquerelli luminosi e i suoi caratteristici vinarelli – raccontano un mondo interiore profondo, fortemente legato anche a un’eredità affettiva: quella del padre, figura centrale nella sua formazione artistica.

Gabriella, la sua arte attraversa poesia e pittura. Da dove nasce il bisogno di esprimersi anche attraverso le immagini?
Nasce da un’urgenza naturale, quasi inevitabile. La parola, da sola, a volte non basta a contenere ciò che sento. La pittura mi permette di dare corpo alle emozioni, di trasformare ciò che è invisibile in qualcosa che si può quasi toccare. È un’estensione della mia scrittura, non un’alternativa.

Le sue tele hanno una forza espressiva molto riconoscibile. Cosa cerca quando inizia un nuovo quadro?
Non parto mai con un’idea rigida. Spesso è il colore a chiamarmi. Le tele nascono da uno stato d’animo, da un ricordo o da una suggestione. Io mi lascio guidare. È come entrare in uno spazio silenzioso dove lentamente le forme si rivelano.

Usa diverse tecniche: olio, acrilico, acquerello e vinarello. Come sceglie quale utilizzare in quel momento?
Ogni tecnica ha una sua voce. L’olio è profondità e pazienza, l’acrilico è energia e immediatezza, l’acquerello è respiro e leggerezza. Il vinarello invece è qualcosa di molto personale, quasi intimo. Non scelgo razionalmente: è l’opera stessa che mi suggerisce il linguaggio.

Parliamo proprio dei suoi vinarelli. Cosa rappresentano?
Sono una forma di libertà. Nei vinarelli c’è spontaneità, gesto, e anche una certa imprevedibilità che amo molto. Sono lavori che non vogliono essere perfetti, ma veri. Ogni segno è un’emozione che si deposita sulla superficie.

Nelle sue opere si percepisce spesso una forte componente emotiva. Quanto è importante il vissuto personale nel suo lavoro?
È fondamentale. Io non separo mai la vita dall’arte. Tutto ciò che vivo entra nelle mie opere, anche in modo inconscio. Le emozioni, i ricordi, le assenze: tutto si trasforma in colore, in gesto, in materia.

Ha spesso raccontato che la sua passione artistica è legata a suo padre. In che modo ha influenzato il suo percorso?
Mio padre è stato la mia prima forma di ispirazione. Era una persona che osservava il mondo con occhi profondi, attenti. Da lui ho imparato a guardare, prima ancora che a creare. La sua assenza fisica non ha mai interrotto il dialogo con lui: continua attraverso ciò che realizzo.

Si sente in qualche modo, in continuità con lui quando lavora?
Sì, sempre. Quando dipingo ho spesso la sensazione di non essere sola. È come se una parte di lui fosse ancora presente, discreta ma costante. Non è nostalgia: è una presenza viva che si trasforma in forza creativa.

Le sue opere sembrano muoversi tra poesia e immagine. È corretto dire che dipinge come scrive?
Assolutamente sì. La mia pittura ha un ritmo poetico. Anche quando non ci sono parole, c’è sempre una narrazione. Ogni quadro è come una poesia visiva, fatta di pause, intensità e silenzi.

Cosa spera che chi osserva le sue opere possa percepire?
Spero che ognuno trovi qualcosa di sé. Non voglio spiegare troppo le mie opere, preferisco che parlino da sole. Se un quadro riesce a emozionare, allora ha già compiuto il suo viaggio.

In una frase, come definirebbe oggi il suo percorso artistico?
Un dialogo continuo tra ciò che sono, ciò che ricordo e ciò che ancora devo scoprire.

Nel percorso artistico di Gabriella Fusi si intravede una voce che non si limita a raccontare, ma che trasforma la vita in immagine e l’emozione in materia viva. Come in un dialogo ideale con grandi figure della storia dell’arte, la sua ricerca richiama alla mente la forza interiore di Frida Kahlo: non per somiglianza formale, ma per quella stessa capacità di fare della fragilità una potenza creativa, e del dolore – o della memoria – un linguaggio universale.

Se Frida ha dipinto il proprio corpo come un paesaggio dell’anima, Gabriella dipinge l’anima come un paesaggio in continua metamorfosi, dove tele, acquerelli e vinarelli diventano frammenti di un diario emotivo senza confini. In entrambe, l’arte non è decorazione né esercizio estetico, ma necessità vitale: un modo per restare in dialogo con ciò che è stato, con ciò che manca e con ciò che continua a vivere dentro.

Così, tra colori che respirano e silenzi che parlano, l’opera di Gabriella Fusi si colloca in quella rara dimensione in cui la creazione diventa resistenza, memoria e rinascita. E proprio come accade davanti ai dipinti di Frida Kahlo, chi osserva non si limita a guardare: si riconosce, si specchia, e per un istante comprende che l’arte è il luogo in cui la vita non finisce mai di dire la sua verità.

Redazione

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