Il tribunale di Perugia ha condannato l’ex carabiniere del Ros Orazio Gisabella a quattro anni e otto mesi di reclusione per concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e accessi abusivi. La sentenza è stata emessa nell’ambito di un’inchiesta avviata a Palermo e trasferita per competenza nel capoluogo umbro. Insieme a Gisabella è stato condannato anche l’armatore Sergio La Cava, mentre è stato assolto il terzo imputato, Vincenzo Franza.
Le accuse e la ricostruzione della procura
Secondo l’impianto accusatorio, Gisabella si sarebbe attivato nel contesto di una controversia tra armatori, favorendo l’invio di un esposto alla procura di Palermo con l’obiettivo di “osteggiare la compagnia Ustica Lines e i proprietari Morace”, costituitisi poi parte civile nel processo.
In cambio di tale intervento, la procura ha sostenuto che l’ex militare avrebbe ottenuto un vantaggio personale, ossia l’assunzione della figlia presso una società riconducibile al gruppo imprenditoriale coinvolto nella vicenda.
Il presunto accordo corruttivo
Nel dettaglio, la presunta corruzione si sarebbe concretizzata con un accordo tra Gisabella e l’armatore Sergio La Cava, legato al gruppo facente capo a Vincenzo Franza. Secondo l’accusa, Gisabella avrebbe “concordato e accettato” che venisse favorita l’assunzione della figlia con contratto a tempo indeterminato presso la Caronte & Tourist Isole Minori Spa, quale contropartita per attività ritenute contrarie ai doveri d’ufficio.
Le condotte contestate sarebbero state finalizzate a danneggiare la società di navigazione Ustica Lines Spa, poi rinominata Liberty Lines Spa, e la famiglia Morace.
Accessi abusivi e prescrizioni
Il collegio giudicante, composto dal presidente Giangamboni e dai giudici a latere Esposito e Sconocchia, ha riconosciuto Gisabella colpevole anche di tre episodi di accesso abusivo a banche dati.
Per altri capi di imputazione, invece, è stata dichiarata la prescrizione, mentre agli imputati sono state concesse le attenuanti generiche.
Interdizione e spese legali
Oltre alla pena detentiva, per Gisabella e La Cava è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, insieme all’obbligo di sostenere le spese legali. La questione relativa ai risarcimenti sarà affrontata in sede civile.
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