L’assemblea annuale di Cna Umbria si è tenuta all’Auditorium San Francesco al Prato di Perugia con il titolo “Umbria felix: Perché conviene investire, lavorare e vivere in Umbria”. Al centro dell’incontro il report del Cresme Ricerche, commissionato dall’associazione per mettere in luce i punti di forza dell’Umbria. Tra gli ospiti il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti, accompagnato dal sottosegretario all’Interno e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Emanuele Prisco. Il confronto è arrivato mentre istituzioni e imprese guardano alla fine della stagione del Pnrr e ai fondi di coesione dell’Unione europea 2028-2034, di cui è già in preparazione la bozza.
Le parole del ministro Foti
Prima dell’avvio dei lavori il ministro ha incontrato i giornalisti. Secondo Foti l’Umbria è “una regione che ha una vivibilità ottimale, delle percentuali di verde decisamente superiori ad altre regioni e indubbiamente anche un’attrattività sotto il profilo industriale e artigianale”. Il ministro ha aggiunto che, come tutte le regioni italiane, anche l’Umbria sta affrontando una fase di transizione e deve adeguarsi alle nuove tecnologie.
Foti ha poi richiamato il mismatch tra scuola e lavoro, presente a suo dire “come in quasi tutte le regioni italiane”. Anche in Umbria, ha spiegato, ci sono richieste di posti di lavoro che non vengono soddisfatte per la carenza di professionalità adeguate. Ha citato la riforma degli Its introdotta con il Pnrr: da un target di 11.000 alunni si è arrivati nel 2026 a 40.000 iscritti.
Nel corso della riunione il ministro ha criticato la gestione degli attuali fondi europei da parte delle Regioni. Ha ricordato che il Pnrr ha favorito lo sviluppo della connettività e del digitale anche nelle aree interne. Resta ottimista per il prossimo ciclo di programmazione. “Occorre andare col metodo del Pnrr perchè i risultati, anche dell’Umbria sia per l’attesa che per le opere selezionate, non posso essere soddisfatto”.
Il report Cresme: i principali asset del territorio
Lo studio è stato illustrato da Lorenzo Bellicini, direttore dell’istituto di ricerche. Tra i punti di forza emerge anzitutto la qualità della vita, definita da un verde urbano diffuso, da un senso di sicurezza maggiore che altrove, da un tasso di occupazione più elevato della media nazionale, da un sistema sanitario con molti medici e ospedali e da una speranza di vita più alta.
Gli altri asset individuati sono l’elevata capacità del saper fare, un sistema manifatturiero in trasformazione, una maggiore disponibilità abitativa con case medio-grandi a prezzi inferiori rispetto ad altre regioni e un turismo in crescita costante. Il report indica inoltre le opportunità legate alle trasformazioni in materia energetica, ambientale e digitale.
La richiesta di Cna: più risorse e un nuovo modello di sviluppo
Il presidente regionale di Cna Umbria, Michele Carloni, ha ricordato che “sono almeno quindici anni” che l’attenzione è concentrata sulle criticità della regione. Oggi, ha detto, l’associazione non intende nasconderle ma propone una nuova prospettiva: l’Umbria può diventare “il centro nevralgico di un nuovo modello di sviluppo, alternativo a quelli che caratterizzano le città metropolitane”.
Per Carloni il momento è adatto perché si è aperta la discussione sulla programmazione dei fondi comunitari 2028-2034. Gli artigiani chiedono più risorse per innovazione, manifattura, internazionalizzazione e turismo. Tra le priorità indicate figurano la crescita dimensionale delle imprese, il trasferimento tecnologico verso le realtà più piccole e il passaggio generazionale nelle imprese artigiane e commerciali.
Sul fronte delle infrastrutture Cna chiede collegamenti ferroviari veloci tra Perugia e Firenze e tra Foligno e Roma, oltre alla copertura con la fibra ottica di tutto il territorio regionale. Propone poi un trasporto pubblico a chiamata, più eccellenze ospedaliere e più case di comunità. Tra le idee figurano anche una misura di welfare regionale legata alla disponibilità abitativa per giovani famiglie e lavoratori e una scommessa sul welfare aziendale.
Energia, rifiuti, tecnologia e università
Sul tema energetico Carloni ha sostenuto che, accanto all’autoproduzione, vadano sviluppati agrivoltaico ed eolico, cercando un compromesso tra difesa del paesaggio e indipendenza energetica. Ha chiesto inoltre una normativa regionale sugli scarti di produzione come sottoprodotti, sul modello di Veneto ed Emilia Romagna, e la realizzazione di impianti per la produzione di CSS. Ha indicato nella cablatura delle zone industriali un fattore per l’intelligenza artificiale e l’automazione dei processi, e ha auspicato una maggiore integrazione tra Università e imprese.
Il presidente ha infine chiesto un metodo basato su visione condivisa, obiettivi chiari, risorse e pianificazione pluriennale con monitoraggio periodico, affermando che “le imprese si stanno trasformando da 15 anni, a essere in ritardo è la politica”.
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