Scuola in Umbria, previsti 230 posti in meno: la Uil contro i tagli

La riduzione degli organici prevista dalle manovre di bilancio preoccupa il sindacato, soprattutto per le conseguenze nei piccoli comuni e nelle aree interne. Al via un ciclo di assemblee territoriali per difendere i servizi scolastici.

In Umbria la scuola rischia di perdere circa 230 posti di lavoro tra docenti e personale ATA nel triennio 2025-2028, per effetto delle riduzioni degli organici previste dalle manovre di bilancio. A denunciare le conseguenze dei tagli sono Uil Umbria e Uil Scuola Umbria, che chiedono al Governo di rivedere le misure e annunciano un ciclo di assemblee sindacali negli istituti delle aree interne della regione. La preoccupazione riguarda soprattutto i piccoli comuni e i territori periferici, dove la progressiva diminuzione dei servizi pubblici rende la presenza della scuola particolarmente importante per le famiglie e per la tenuta delle comunità locali.

L’iniziativa è promossa da Loretta D’Aprile, segretaria regionale della Uil Scuola Umbria, e Maurizio Molinari, segretario generale della Uil Umbria, che contestano una politica di riduzione del personale basata sul calo demografico e chiedono maggiori investimenti per garantire la qualità dell’istruzione.

Il sindacato porterà il confronto direttamente negli istituti scolastici attraverso una serie di incontri dedicati alle difficoltà dei territori meno serviti. Le assemblee saranno accompagnate dallo slogan «La comunità (r)esiste se la scuola vive», scelto per richiamare il rapporto tra la presenza delle scuole e la possibilità di mantenere servizi e opportunità nelle aree soggette a spopolamento.

Tagli alla scuola, in Umbria a rischio 108 posti nel 2026/27

Le stime diffuse dalle organizzazioni sindacali indicano per l’anno scolastico 2026/2027 una riduzione di circa 108 posti in Umbria, suddivisi tra 76 cattedre di docenti e 32 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

Considerando anche gli effetti delle misure precedenti e di quelle previste successivamente, il saldo regionale potrebbe arrivare a 164 posti di insegnamento e 66 posti ATA in meno nell’arco di tre anni.

Il quadro nazionale presenta numeri ancora più consistenti. Secondo le cifre richiamate dalla Uil, il disegno di legge di Bilancio 2027 prevede una riduzione strutturale di 4.925 posti di docenti e 2.049 di personale ATA, per un totale di 6.974 unità.

A queste si aggiungerebbero le diminuzioni già stabilite per gli anni scolastici precedenti: 5.660 cattedre dal 2025/2026 e 2.174 posti ATA dal 2026/2027. Il totale nazionale raggiungerebbe così 14.808 posti in meno nel triennio, secondo la ricostruzione sindacale.

Per l’Umbria, la distribuzione territoriale dei tagli rappresenta uno degli aspetti più delicati. Negli istituti con pochi iscritti, infatti, la riduzione anche di un numero limitato di unità può incidere sull’organizzazione delle attività didattiche, sulla sorveglianza degli alunni e sul funzionamento quotidiano delle sedi scolastiche.

Aree interne, la Uil avvia le assemblee negli istituti

La mobilitazione annunciata dalla Uil si concentrerà sulle scuole delle aree interne umbre, dove la diminuzione della popolazione e la distanza dai centri maggiori rendono più complessa l’organizzazione dei servizi.

L’obiettivo delle assemblee è raccogliere le segnalazioni del personale, individuare le difficoltà dei singoli istituti e formulare proposte da portare all’attenzione delle istituzioni.

«Portiamo il sindacato direttamente sul territorio per ascoltare la voce del personale scolastico, confrontarci sulle criticità dei plessi periferici e costruire proposte concrete», dichiara Loretta D’Aprile.

La segretaria regionale contesta soprattutto il ricorso alla denatalità come criterio per ridimensionare gli organici, sostenendo che la diminuzione degli studenti potrebbe invece consentire di migliorare le condizioni di insegnamento.

«Difendere la scuola in questi territori significa difendere il futuro stesso delle nostre comunità. Non possiamo accettare una politica scolastica basata esclusivamente sui numeri e non sulle persone, che usa il calo demografico come mera giustificazione per fare cassa. La denatalità dovrebbe essere colta come l’opportunità storica per ridurre l’affollamento delle classi, aumentare il tempo scuola, innalzare la qualità della didattica e potenziare l’inclusione, non per tagliare i servizi essenziali».

Tra le richieste avanzate dal sindacato figurano quindi classi meno numerose, più ore di attività scolastiche e maggiori risorse per l’inclusione, interventi che secondo la Uil potrebbero essere favoriti proprio dalla riduzione della popolazione studentesca.

Piccoli comuni e Valnerina, il rischio di perdere altri servizi

Il problema degli organici scolastici si inserisce in una situazione più ampia che interessa diversi territori umbri, già alle prese con la diminuzione degli abitanti e con le difficoltà di accesso ai servizi essenziali.

A richiamare questo aspetto è Maurizio Molinari, segretario generale della Uil Umbria, che collega il ridimensionamento delle scuole alle condizioni economiche e sociali delle aree interne.

«Le aree interne dell’Umbria stanno già pagando un prezzo altissimo a causa dello spopolamento e della progressiva perdita dei servizi sanitari e di trasporto. Indebolire i presìdi scolastici periferici significa accelerare in modo irreversibile la desertificazione culturale e sociale, rendendo queste zone sempre meno attrattive per i giovani e per le famiglie».

Particolare attenzione viene riservata al personale ATA, il cui lavoro comprende attività amministrative, assistenza, vigilanza e gestione degli edifici scolastici. Negli istituti distribuiti su più sedi, la disponibilità di collaboratori e personale tecnico assume un peso rilevante per assicurare il regolare svolgimento delle attività.

«Il taglio del personale ATA, in particolare, mette a repentaglio la vigilanza e la gestione quotidiana di istituti spesso frammentati in molti plessi e situati in aree geograficamente complesse», sottolinea Molinari.

La preoccupazione riguarda anche le differenze tra i centri urbani maggiori, come Perugia e Terni, e i comuni più piccoli della Valnerina e del comprensorio Orvietano, dove la presenza di una scuola può incidere sulla scelta delle famiglie di continuare a vivere nel territorio.

Organici scolastici, chiesto un incontro al ministro Valditara

La vertenza regionale si affianca alle iniziative promosse a livello nazionale dalla Uil Scuola e dalla confederazione Uil, che hanno richiesto un confronto con il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

Le organizzazioni sindacali chiedono innanzitutto la cancellazione dei tagli agli organici e l’introduzione di finanziamenti strutturali aggiuntivi per il personale scolastico.

Tra le questioni poste al Ministero figura anche il trattamento economico dei dipendenti pubblici, con la richiesta di estendere la detassazione degli aumenti contrattuali a tutto il pubblico impiego, per contenere la perdita di potere d’acquisto determinata dall’inflazione.

D’Aprile e Molinari ribadiscono la necessità di garantire condizioni di istruzione omogenee sull’intero territorio regionale, evitando che le scuole dei comuni meno popolati subiscano riduzioni di personale tali da compromettere l’offerta formativa.

«Il rispetto verso il mondo della scuola non si dimostra a parole, ma si misura investendo risorse stabili», affermano i rappresentanti sindacali. «Garantire pari opportunità a tutti gli studenti dell’Umbria, da Perugia e Terni fino al più piccolo comune della Valnerina o del comprensorio Orvietano, significa rivendicare il diritto del nostro territorio a continuare ad avere un futuro».

Redazione

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