Dieci anni dal sisma in centro Italia, Castelli: “Ricostruzione 2016 sarà modello”

A dieci anni dal sisma che devastò il centro Italia, la ricostruzione dell'Appennino cambia passo e consolida risultati concreti su più fronti: lavori, economia e demografia.

A dieci anni dal sisma che devastò il centro Italia, la ricostruzione dell’Appennino cambia passo e consolida risultati concreti su più fronti: lavori, economia e demografia.

Nel decennale del terremoto 2016-2017, il commissario straordinario Guido Castelli ha presentato nella Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio il Rapporto annuale “Ricostruire è prevenire: il laboratorio sisma 2016 tra sicurezza e coesione territoriale”. Il documento fotografa un processo in forte accelerazione, con numeri che attestano progressi significativi sia sul versante della ricostruzione privata che su quello pubblico, e con proiezioni che indicano ricadute positive durature sull’economia e sulla popolazione delle aree colpite.

Sul fronte privato, le richieste di contributo hanno raggiunto quota 36.149, per un valore complessivo di 17,82 miliardi di euro. I contributi concessi ammontano a 12,59 miliardi, mentre le liquidazioni della Cassa Depositi e Prestiti hanno superato gli 8 miliardi di euro, con il 69% erogato dal 2023. Solo negli ultimi dodici mesi sono stati liquidati quasi 2 miliardi di euro.

La ricostruzione pubblica registra anch’essa un avanzamento deciso: 3.667 interventi programmati per oltre 4,85 miliardi di euro. Lavori in corso e opere già concluse coprono circa il 40% della programmazione complessiva, mentre gli interventi non ancora avviati sono scesi al 2,5%, con il 98% delle opere ormai sbloccate.

Ampio peso specifico è attribuito nel Rapporto a Next Appennino, il programma da 1,78 miliardi di euro finanziato dal Fondo complementare al Pnrr. Nato per integrare ricostruzione e sviluppo, il programma ha sostenuto 1.351 progetti d’impresa per circa 490 milioni di euro. La crescita delle aziende beneficiarie è stata del 77,4%, con le risorse liquidate più che raddoppiate in dodici mesi: da 66,9 a 154,9 milioni di euro.

Le proiezioni elaborate nel Rapporto indicano che le misure attivate produrranno, a regime, un incremento del Pil reale di circa 3,87 miliardi di euro e oltre 15.000 nuovi posti di lavoro nelle quattro regioni coinvolte — Marche, Umbria, Lazio e Abruzzo. Già oggi gli investimenti generano circa 1,49 miliardi di Pil e quasi 9.840 occupati.

Tra i segnali più rilevanti, il miglioramento degli indicatori demografici: i flussi migratori nei comuni del cratere sono tornati positivi e le stime indicano un potenziale recupero di oltre 44.000 residenti entro il 2044, in controtendenza rispetto agli scenari di declino che proiettavano un progressivo spopolamento delle aree interne.

Il modello che emerge, secondo quanto illustrato da Castelli, non punta solo alla riparazione del danno fisico, ma all’integrazione tra sicurezza strutturale, sviluppo economico, innovazione e contrasto allo spopolamento, con l’obiettivo esplicito di candidare l’Appennino centrale come laboratorio di riferimento a livello nazionale ed europeo per le politiche sulle aree interne.

Redazione

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