A Gualdo Tadino un cittadino di 50 anni si è visto recapitare una multa insolita: non per eccesso di velocità, ma per aver guidato troppo lentamente. L’episodio risale al 21 luglio, alle ore 10.06, quando l’uomo transitava a bordo della sua auto elettrica proprio in piazza Martiri della Libertà, nel cuore del centro storico, davanti al municipio. A rilevare l’infrazione è stato un agente della polizia locale, che ha contestato la violazione dell’articolo 141, commi 6 e 11, del Codice della strada — la norma che sanziona chi, procedendo a velocità troppo ridotta, crea intralcio o pericolo per il normale flusso della circolazione. Ne riferisce il Corriere dell’Umbria
La notifica del verbale è arrivata soltanto a inizio settembre, quindi a quasi due mesi di distanza dai fatti contestati. L’importo della sanzione è di 42 euro, ridotto del 30% — come previsto per chi salda entro il quinto giorno dalla notifica — a 32,40 euro, più 95 centesimi di commissioni. La contravvenzione è stata effettivamente pagata giovedì scorso.
Prima di procedere al pagamento, il 50enne si è recato personalmente al comando della polizia locale per chiedere chiarimenti sulla natura dell’infrazione e valutare un eventuale ricorso. Gli agenti, definiti dall’uomo “molto gentili e chiari”, gli hanno illustrato le due strade percorribili: rivolgersi al prefetto oppure al giudice di pace. Considerati i costi di queste procedure, superiori all’importo stesso della multa, l’automobilista ha scelto di pagare direttamente, beneficiando della riduzione prevista.
Le spiegazioni dell’uomo
Nel racconto della vicenda, l’uomo spiega di procedere sempre a velocità ridotta nella piazza per motivi di prudenza, un’abitudine legata proprio alla natura silenziosa del suo veicolo elettrico. Non essendo il motore percepibile come quello di un’auto tradizionale, pedoni e in particolare gli anziani rischiano di non accorgersi dell’arrivo del mezzo, attraversando la strada convinti che non sopraggiunga nessuno. Una contraddizione, come la definisce lo stesso automobilista, tra il comportamento adottato per evitare pericoli e la sanzione ricevuta proprio per lo stesso motivo.
L’uomo racconta di aver riletto più volte il verbale prima di rendersi conto che l’infrazione poteva riferirsi soltanto a lui, unico conducente abituale dell’auto intestata a suo nome. Ricostruendo mentalmente quella mattinata, non ricorda episodi particolari: nessuna coda causata, nessun colpo di clacson da parte di altri automobilisti. Ciò che più lo lascia perplesso è l’assenza, nel testo del verbale, di una spiegazione specifica sul tipo di pericolo effettivamente generato dalla sua andatura, limitandosi la contestazione a citare genericamente il rischio per il flusso della circolazione.
Un ulteriore elemento di disappunto riguarda le modalità dell’accertamento: l’uomo sottolinea che sarebbe stato più corretto essere fermato e contestato sul momento, anziché scoprire l’infrazione tramite notifica a distanza di settimane. La piazza in questione, ricorda, è un luogo frequentato al mattino da dipendenti dei locali che sistemano i tavoli all’aperto, da persone che entrano ed escono dagli uffici comunali e dai negozi, oltre che da anziani e bambini a piedi — proprio le categorie che, secondo l’automobilista, giustificherebbero una guida più cauta e non una sanzione.
Nonostante lo sconcerto, l’uomo non ha intenzione di contestare ulteriormente la multa, avendo già valutato e scartato l’ipotesi del ricorso per ragioni economiche. La vicenda, riportata con un misto di rassegnazione e ironia dal protagonista stesso, riaccende il dibattito sull’applicazione del Codice della strada nei centri storici e sulle responsabilità di chi guida veicoli elettrici a basse velocità per motivi di sicurezza.
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