In Umbria cresce la difficoltà di garantire assistenza agli anziani: aumentano le richieste di accesso alle residenze sanitarie protette mentre diminuiscono le risposte disponibili, sia sul fronte dei posti convenzionati sia su quello delle badanti. Al 31 gennaio 2026 nella regione risultavano 1.588 posti letto convenzionati in residenza protetta e 1.519 famiglie in lista d’attesa per un proprio caro, un rapporto che evidenzia una forte pressione sul sistema assistenziale.
Il dato, elaborato dalla Uil Pensionati dell’Umbria sulla base di tavole Istat e informazioni fornite dalle Usl attraverso i dati pubblicati nelle sezioni di amministrazione trasparente, evidenzia un aumento significativo delle richieste. A luglio 2025 la direzione regionale aveva indicato 648 persone in attesa di un posto Rsa: in circa sei mesi il numero sarebbe quindi più che raddoppiato.
La criticità riguarda anche la differenza tra posti letto accreditati e posti effettivamente convenzionati. In Umbria risultano 2.247 posti letto accreditati, cioè strutture autorizzate e in possesso dei requisiti richiesti, mentre quelli convenzionati con il servizio pubblico sono 1.588.
La differenza è di 659 posti, pari al 29,3% dell’offerta riconosciuta idonea dalla Regione ma non inserita nel sistema pubblico di convenzione. Secondo la Uil Pensionati, la contrattualizzazione di tutti i posti disponibili potrebbe incidere in modo rilevante sulle liste d’attesa.
“Contrattualizzarli tutti assorbirebbe da solo il 43% dell’intera lista d’attesa regionale, senza costruire un metro quadro di nuova struttura”, evidenzia la Uil Pensionati, presieduta dalla segretaria Elisa Leonardi. L’organizzazione sindacale segnala inoltre che risultano ancora pendenti numerose richieste di convenzionamento presentate da strutture già accreditate.
Il quadro regionale evidenzia una rete composta da 299 strutture residenziali, con 6.451 posti letto complessivi, di cui 3.664 destinati agli anziani. Il numero di posti letto ogni 100 mila abitanti in Umbria è pari a 1.135, un dato in linea con la media delle regioni del Centro Italia ma inferiore alla media nazionale, che si attesta a 1.850 posti ogni 100 mila abitanti.
Anche il costo dell’assistenza rappresenta un elemento critico per molte famiglie. La tariffa complessiva giornaliera delle strutture è di circa 163 euro, mentre la quota mensile a carico delle famiglie nelle strutture convenzionate varia tra 2.400 e 2.700 euro. Fuori dalla convenzione la spesa può arrivare a circa 3.000 euro al mese.
La pressione sul sistema è legata soprattutto all’evoluzione demografica. In Umbria gli over 65 sono 230.674, con un indice di vecchiaia pari a 247,4, superiore al dato nazionale di 207,7. Gli ultraottantenni rappresentano circa il 9% della popolazione residente, mentre gli anziani over 65 che vivono soli sono circa 58 mila.
Secondo le proiezioni indicate dalla Uil Pensionati, entro il 2050 un umbro su tre avrà più di 65 anni, rendendo necessario un adeguamento della rete di assistenza.
Non soltanto posti letto
“A febbraio 2026 la Regione ha dichiarato di star ultimando la ricognizione per definire il fabbisogno di tutte le strutture in tutti gli ambiti di assistenza. Si programma il raddoppio dei posti senza disporre di un fabbisogno certificato”, sottolinea la Uil Pensionati.
Accanto alla carenza di posti nelle residenze protette emerge anche il problema della disponibilità di badanti, una figura fondamentale per molte famiglie che scelgono o sono costrette a mantenere l’assistenza dell’anziano a domicilio.
In Umbria le badanti regolari sono circa 9.200, mentre gli anziani soli over 65 sfiorano i 60 mila. Anche considerando il rapporto teorico di una badante per ogni assistito, il numero degli operatori disponibili risulterebbe insufficiente rispetto alla domanda potenziale.
La maggior parte delle lavoratrici impegnate nell’assistenza domiciliare è composta da donne: circa 9 lavoratori su 10 sono di sesso femminile, oltre il 70% è straniero e l’età media supera i 50 anni.
Rapporto sul lavoro domestico
Secondo il Rapporto Domina sul lavoro domestico, nel 2025 i lavoratori domestici assicurati in Umbria erano 16.698, contro i 17.271 del 2023, con una riduzione di 573 unità in tre anni. Le famiglie umbre che risultano datori di lavoro nel settore sono oltre 18 mila.
Il lavoro domestico resta inoltre uno dei settori con il più alto livello di irregolarità: secondo i dati Istat richiamati da Domina, il tasso nazionale raggiunge il 48,8%. Applicando questa percentuale anche al contesto umbro, il numero dei lavoratori privi di tutele e contributi potrebbe essere molto elevato.
In assenza di sufficienti posti convenzionati nelle strutture e con una disponibilità limitata di assistenza domiciliare, molte famiglie si trovano quindi davanti all’alternativa delle strutture private, caratterizzate però da costi difficilmente sostenibili per molti nuclei familiari.
Una situazione resa ancora più complessa dal rapporto tra rette mensili che possono arrivare a 3.000 euro e pensioni che in alcune aree dell’Umbria non raggiungono 900 euro al mese.
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