La guardia di finanza di Padova ha portato a termine una vasta inchiesta che ha coinvolto anche la provincia di Perugia, nell’ambito di un’operazione contro una presunta organizzazione criminale dedita a truffe ed estorsioni ai danni di donne anziane. L’attività illecita sarebbe stata condotta attraverso la vendita porta a porta di prodotti per la casa, con oltre 1.200 presunte vittime individuate su tutto il territorio nazionale, tra cui residenti nel perugino. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova, si è conclusa nelle scorse settimane con la richiesta di rinvio a giudizio per sei persone.
Gli indagati, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sono ritenuti responsabili a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di estorsioni e truffe. Il meccanismo individuato dagli investigatori prevedeva l’acquisto di elenchi nominativi da altre società del settore, utilizzati per individuare in modo mirato anziani, casalinghe e pensionati. I venditori si presentavano quindi direttamente nelle abitazioni delle vittime, sostenendo falsamente che fossero obbligate, in virtù di vecchi contratti stipulati anni prima, ad acquistare nuovi prodotti per la casa.
Tra la merce proposta figuravano materassi, pentole, poltrone reclinabili, ferri da stiro e dispositivi elettromedicali, venduti a prezzi compresi tra 5.000 e 7.000 euro. Gli acquisti venivano spesso finanziati attraverso prestiti al consumo, aggravando la posizione economica delle vittime, in gran parte persone anziane e sole. Quando queste ultime manifestavano dubbi o tentavano di rifiutare l’acquisto, secondo l’accusa venivano intimidite con la minaccia di azioni legali, oppure indotte a firmare nuovi contratti attraverso insistenti pressioni psicologiche e artifici, tra cui finte telefonate simulando il contatto con presunti responsabili aziendali.
Le indagini erano partite nell’ambito dell’ordinario controllo economico del territorio condotto dalla guardia di finanza, per poi ampliarsi fino a delineare un quadro complesso di attività illecite estese a numerose province italiane. L’operazione ha portato al sequestro preventivo di beni per circa 2,5 milioni di euro, comprendenti disponibilità finanziarie, immobili, gioielli e orologi di lusso riconducibili agli indagati, oltre all’esecuzione di cinque misure cautelari personali.
Secondo quanto ricostruito dall’accusa, il presunto sodalizio criminale avrebbe generato ingenti profitti attraverso due canali principali: da un lato gli elevati ricarichi applicati ai prodotti, che secondo gli inquirenti avrebbero raggiunto punte dell’800% rispetto al valore reale della merce; dall’altro le provvigioni riconosciute dalle società finanziarie per ogni prestito concesso alle vittime. Un doppio meccanismo di guadagno che avrebbe consentito al gruppo di accumulare un patrimonio considerevole nel corso del tempo, sfruttando la vulnerabilità di una fascia di popolazione particolarmente esposta a pratiche commerciali scorrette.
L’operazione condotta dalla guardia di finanza di Padova ha permesso di interrompere le attività del presunto sodalizio, che secondo gli investigatori avrebbe operato diffusamente sul territorio nazionale, coinvolgendo numerose province italiane, tra cui appunto anche quella di Perugia.
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