A Perugia una nuova indagine statistica, condotta incrociando i dati del Dipartimento di Pubblica sicurezza sulle denunce per sinistri stradali con il numero effettivo delle vittime, mette in discussione l’efficacia deterrente dell’omicidio stradale, il reato introdotto nel 2016 con l’articolo 589-bis del Codice penale. Nel territorio perugino si sono registrati 41 morti nel triennio 2022-2024, con un tasso di 6,4 decessi ogni 100mila abitanti e una media di 8 persone denunciate l’anno per omicidio colposo. Il motivo dell’analisi è capire perché, a otto anni dall’inasprimento delle pene, la mortalità sulle strade italiane non sia diminuita in modo strutturale.
Perugia si posiziona al 25esimo posto della graduatoria nazionale su 91 province, nella fascia medio-alta della classifica: un dato che segnala una criticità marcata e una persistenza del rischio superiore rispetto a molte altre realtà del Paese. E anche in questo 2026, i numeri sono altissimi, con Apecchiese e Piandassino sempre in prima linea.
Il confronto con Terni e la geografia del rischio in Umbria
Il quadro umbro si presenta profondamente polarizzato. Se Perugia mostra una criticità elevata, la provincia di Terni registra numeri decisamente più contenuti: 11 decessi nel triennio 2022-2024, un tasso di 5,1 morti ogni 100mila abitanti e una media di 4 persone denunciate l’anno, con un posizionamento al 67esimo posto su scala nazionale. Il divario tra le due province conferma che la pressione del fenomeno non è affatto uniforme sul territorio regionale.
Perché il carcere non basta: un incidente su tre resta senza indagati
Alla base dell’inefficacia della sola leva penale c’è un dato strutturale rilevato dall’indagine su scala nazionale: in media un incidente su tre non ha controparti sulle strade italiane. Si tratta di sinistri autonomi, dinamiche isolate che per loro natura non generano alcun procedimento penale, poiché mancano indagati a cui attribuire la responsabilità. Questo spiega perché a Perugia il rapporto tra i decessi e le segnalazioni formali riproduce fedelmente il dato calcolato su scala italiana, confermando che una quota rilevante di incidenti fatali si consuma senza che si possa avviare un’azione penale nei confronti di terzi.
L’articolo 589-bis ha finito per rappresentare quello che il report definisce un “reato bandiera”, capace di occupare stabilmente fascicoli giudiziari e cronache, ma senza produrre una discontinuità significativa nei numeri delle vittime, che a livello nazionale restano stabili attorno ai tremila l’anno, con solo una lieve flessione complessiva.
Le richieste della ricerca: infrastrutture, controlli e cultura della guida
L’indagine, condotta dal Sole 24 Ore e applicata ai dati della regione Umbria, sottolinea che l’inasprimento delle pene non è sufficiente da solo a cambiare la geografia dei morti sulle strade, né a incidere in modo stabile sui tassi provinciali, compreso quello perugino. La severità della norma penale interviene infatti quando il danno è ormai compiuto, con una funzione repressiva ex post più che preventiva.
Per la provincia di Perugia, così come per il resto del territorio nazionale, la ricerca indica che il terreno d’intervento più efficace risiede altrove: il miglioramento della qualità delle infrastrutture viarie, l’intensificazione sistematica dei controlli su strada e la promozione di una cultura della guida consapevole. Solo un approccio integrato tra sanzione e prevenzione strutturale, secondo l’analisi, può incidere realmente sui numeri della mortalità stradale a Perugia e in tutta Italia.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.