La corte d’appello di Perugia ha rideterminato in sette anni e due mesi la pena a carico di Kamal Ennaouri, il 35enne di origini marocchine che nel giugno 2024 aveva aggredito con un coltello la moglie e la figlia di cinque anni nella loro abitazione di Tuoro sul Trasimeno. La sentenza di secondo grado riduce sensibilmente la condanna inflitta in primo grado con rito abbreviato, che era stata di undici anni e otto mesi. Il fatto risale a una sera di giugno, quando l’uomo, rientrato in casa in stato di ubriachezza e sotto l’effetto di cocaina, aveva aggredito la compagna nella cameretta delle figlie. Ne riferisce il Corriere dell’Umbria.
Secondo la ricostruzione, quella sera l’imputato aveva detto alla moglie di voler parlarle, minacciandola in caso contrario. Le sue parole, riportate nel capo di imputazione, erano state esplicite: “Ti taglio la gola”. Non era la prima volta che l’uomo manifestava episodi di gelosia nei confronti della compagna, ma quella sera la situazione era precipitata in un’aggressione con l’arma da taglio.
La donna, colpita una prima volta, aveva tentato di mettersi in salvo nascondendosi sotto il letto insieme alla figlia più piccola, quella stessa bambina che stava cullando poco prima per farla addormentare. Il marito, tuttavia, non si era fermato: per raggiungerla “continuava a colpirla e per continuare nel suo intento alzava i letti delle figlie”, come riportato negli atti giudiziari. La donna aveva provato a cercare riparo anche sotto il lettino della figlia maggiore, ma l’uomo aveva proseguito nell’aggressione persino dopo che la vittima era caduta a terra priva di sensi.
Il numero delle coltellate inferte, oltre diciotto, rappresenta uno degli elementi centrali su cui si è fondata la qualificazione del reato come tentato omicidio. Alcuni dei fendenti hanno causato alla donna la perdita permanente di parti del corpo, e le ferite riportate sono state definite prossime alla letalità. La dinamica dell’aggressione, avvenuta nei confronti di una donna che in quel momento teneva in braccio la figlia di cinque anni, è stata ritenuta incompatibile con una volontà diversa da quella di uccidere, nonostante l’imputato abbia più volte sostenuto, nel corso del procedimento, di non avere avuto intenzione né di uccidere la moglie né di colpire la bambina.
Dopo l’aggressione, l’uomo aveva tentato la fuga, interrotta poche ore dopo dall’intervento dei carabinieri, che lo avevano rintracciato e arrestato. Nel frattempo la donna era stata trasportata d’urgenza in ospedale, dove era stata sottoposta a numerosi interventi chirurgici necessari per salvarle la vita.
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