Circonvenzione di incapace: 40enne brasiliana condannata a dieci mesi

Una 40enne brasiliana ha ottenuto il patteggiamento dopo le accuse di aver ottenuto denaro e beni da un giovane con disturbi psichici con cui aveva avviato una relazione

A Perugia una donna di 40 anni di origine brasiliana è stata condannata a dieci mesi con patteggiamento per circonvenzione di incapace nell’ambito di un procedimento legato a una relazione sentimentale instaurata con un giovane affetto da disturbi psichici, seguito da un centro di salute mentale. Il caso riguarda la presunta consegna di denaro e beni ottenuti dal ragazzo, che secondo quanto ricostruito avrebbe effettuato prelievi dal proprio conto e altre operazioni economiche su richiesta della donna, fino all’intervento della giustizia su iniziativa della famiglia.

Secondo quanto emerso dagli atti, la donna, assistita dall’avvocato Claudio Cimato, avrebbe ricevuto complessivamente 3.400 euro prelevati dal conto del giovane, oltre a ulteriori beni materiali tra cui un telefono cellulare. Inoltre, la 40enne avrebbe convinto il ragazzo a richiedere un prestito presso un ufficio postale e a effettuare ulteriori disposizioni economiche, configurando così la contestazione di circonvenzione di incapace. Il patteggiamento è stato ratificato dalla giudice Simona Di Maria, chiudendo così la fase principale del procedimento penale.

La segnalazione del padre e l’avvio dell’indagine

A far emergere la situazione è stato il padre del giovane, che si sarebbe accorto di movimenti anomali sui risparmi del figlio. L’uomo avrebbe notato come, a partire dall’inizio della relazione con la donna, il ragazzo avesse iniziato a effettuare prelievi frequenti e non coerenti con le sue abitudini precedenti. Il figlio, seguito da un centro di salute mentale e affetto da conclamati disturbi psichici, sarebbe stato ritenuto particolarmente vulnerabile. Da qui la decisione del padre di rivolgersi alle autorità competenti, dando avvio agli accertamenti della procura.

L’iter giudiziario e il patteggiamento

La procura di Perugia aveva inizialmente richiesto il rinvio a giudizio della donna sulla base degli elementi raccolti durante le indagini. Tuttavia, nel corso del procedimento, la posizione dell’imputata si è definita con un accordo che ha portato al patteggiamento a dieci mesi di reclusione, ratificato dal giudice Simona Di Maria. Il procedimento si è così concluso senza arrivare a un dibattimento completo, con la definizione della pena concordata tra le parti.

Redazione

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