Venticinque persone saranno chiamate a processo nell’inchiesta condotta dalla sezione anticrimine del Ros dei carabinieri di Perugia su un presunto giro di uso e spaccio di sostanze stupefacenti legato anche a frequentazioni del “Circolaccio” di Spoleto. La decisione è stata presa dal giudice per l’udienza preliminare Angela Avila, che ha disposto il rinvio a giudizio per il 18 marzo, data di avvio del dibattimento davanti al giudice Francesco Loschi. Nel procedimento sono previsti anche un patteggiamento e due riti alternativi già calendarizzati per il 9 aprile.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’attività avrebbe portato a “riscontri diretti” sull’abituale uso e spaccio di droga da parte di alcuni soggetti gravitanti nell’area del Circolaccio. L’ultima udienza ha segnato uno spartiacque tra gli imputati che hanno scelto di non fare richieste di riti alternativi e quelli che, invece, hanno optato per soluzioni processuali diverse. Un imputato – difeso dall’avvocato Giuseppe Gasparri – ha patteggiato una pena di sei mesi di reclusione, con pena sospesa. Altri due imputati hanno chiesto il rito abbreviato, con udienza fissata per il 9 aprile.
Per la maggior parte degli indagati, invece, si aprirà il processo ordinario che inizierà a metà marzo.
Nel fascicolo investigativo, i carabinieri del Raggruppamento operativo speciale descrivono uno scenario più ampio, in cui emergerebbe la presenza di un sodalizio criminale organizzato con base in Marocco e Spagna, ritenuto in grado di garantire l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di hashish sui mercati internazionali, curando anche le fasi di finanziamento, acquisto e trasporto della sostanza verso l’Italia. Secondo la ricostruzione riportata, lo stupefacente sarebbe stato destinato a rifornire successive attività di vendita e cessione in diverse occasioni nelle città di Spoleto e Perugia.
Gli investigatori segnalano inoltre che il ruolo di corriere sarebbe stato svolto da una donna, oggi indagata, con modalità di trasporto considerate tipiche di traffici internazionali: l’ingestione di ovuli o l’occultamento dei panetti all’interno del bagaglio personale. In relazione a otto viaggi dall’estero, i carabinieri ipotizzano che la sostanza trasportata potesse essere hashish di “altissima qualità”, con un principio attivo fino a sei volte superiore rispetto a quello normalmente reperibile sul mercato illegale, e con un conseguente valore più elevato nella vendita al dettaglio.
Parallelamente, le indagini del Ros avrebbero individuato anche un sodalizio con base a Perugia e “più soggetti” inseriti in una rete di spaccio al dettaglio considerata stabile e diffusa, capace di soddisfare le richieste del mercato nel capoluogo umbro e nelle aree limitrofe. Nella ricostruzione compaiono diverse sostanze, tra cui cocaina, hashish e marijuana, ma anche riferimenti ad altri tipi di droga – come ketamina, mdma ed ecstasy – che sarebbero state collegate all’ambiente frequentato da alcuni soggetti gravitanti nell’area del Circolaccio, anche attraverso forme di cessione interpersonale.
Con il rinvio a giudizio disposto dal gup, la vicenda entra ora nella fase dibattimentale, in cui sarà il tribunale a valutare le contestazioni e la ricostruzione degli inquirenti, definendo responsabilità e ruoli dei singoli imputati.
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