Restano in carcere i fratelli Giuseppe e Vito Calignano, originari di Nardò, in provincia di Lecce, arrestati dai Carabinieri con l’accusa di aver terrorizzato nei mesi scorsi diversi esercizi commerciali di Gubbio con comportamenti violenti ed estorsivi. La decisione è del Gip Giorgio Margheri, che si è pronunciato dopo gli interrogatori di garanzia. Il giudice ha invece concesso gli arresti domiciliari al terzo uomo coinvolto, un trentaseienne anch’egli di Nardò, accusato di aver partecipato con i due fratelli alle azioni criminose.
L’indagine dei Carabinieri
Il provvedimento arriva al termine di un’indagine durata diversi mesi, nel corso della quale gli inquirenti hanno ricostruito il comportamento violento e intimidatorio del gruppo. Secondo l’accusa, i tre avrebbero spadroneggiato in bar, tabaccherie e altri locali pubblici della città eugubina, imponendo la propria presenza agli esercenti.
Le condotte contestate sono di due tipi. Da un lato, gli indagati avrebbero consumato nei locali senza pagare. Dall’altro, si sarebbero fatti consegnare denaro sotto forma di prestiti che non sarebbero mai stati restituiti. Un quadro che, secondo gli investigatori, ha tenuto sotto pressione commercianti e gestori per un periodo prolungato.
Violenza anche contro i passanti
Il ricorso alla violenza, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, non si sarebbe limitato alle vittime delle richieste di denaro. Tra gli episodi contestati c’è quello di una donna, la cui automobile sarebbe stata colpita più volte dal gruppo perché era stato suonato il clacson. L’episodio viene citato come esempio dell’atteggiamento aggressivo che il gruppo avrebbe tenuto anche nei confronti di semplici passanti.
Le motivazioni del Gip
Nel confermare la misura cautelare per i due fratelli, il Gip ha chiarito che il fatto che i tre indagati abbiano negato gli addebiti durante l’interrogatorio di garanzia non costituisce un motivo sufficiente per attenuare la misura. Allo stesso modo, il giudice non ha ritenuto rilevante l’assenza di nuovi episodi recenti.
Su quest’ultimo punto pesa la posizione dei due fratelli, che al momento dell’arresto si trovavano già agli arresti domiciliari. La misura era stata disposta in seguito a una condanna in primo grado a sei anni e otto mesi per la violenza sessuale avvenuta in piazza Quaranta Martiri nel settembre 2025. Per questo, secondo il Gip, il fatto che non siano stati registrati altri episodi nel periodo più recente non basta a ridimensionare le esigenze cautelari.
I domiciliari per il terzo indagato
Diversa la valutazione per il trentaseienne di Nardò, difeso dall’avvocato Ubaldo Minelli. Il Gip ha ritenuto possibile, nel suo caso, la concessione degli arresti domiciliari, in luogo della custodia in carcere disposta per i due fratelli.
Il procedimento resta nella fase delle indagini preliminari. Per i tre indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva, e tutti hanno respinto le accuse davanti al giudice.
Seguici su
Aggiungi perugiatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.