Il Gup Valeria Casciello ha condannato tre uomini accusati di violenza sessuale in concorso, lesioni e tentata rapina nei confronti di una donna di Gubbio. La sentenza è arrivata al termine del processo con rito abbreviato celebrato nel tribunale di Perugia: due fratelli originari di Nardò e residenti a Gubbio, di 44 e 37 anni, hanno ricevuto una condanna a 6 anni e 8 mesi ciascuno, mentre un 36enne di Gualdo Tadino è stato condannato a 6 anni e 4 mesi.
Gli imputati erano difesi dagli avvocati Ubaldo Minelli, per i due fratelli pugliesi, e Chiara Brunori, per il 36enne di Gualdo Tadino. La donna coinvolta nei fatti, che all’epoca aveva 36 anni, era assistita dall’avvocato Francesca Pieri.
Il giudice ha disposto anche il risarcimento dei danni da liquidarsi in sede civile, riconoscendo una provvisionale di 20 mila euro alla ragazza e di 5 mila euro alla madre. Il Gup si è riservato 90 giorni per depositare le motivazioni della sentenza.
La richiesta della Procura e la ricostruzione dei fatti
Prima della decisione del giudice, il pubblico ministero Laura Reale aveva chiesto una condanna a 6 anni e 8 mesi per entrambi i fratelli pugliesi e a 6 anni per il 36enne di Gualdo Tadino.
Secondo la ricostruzione della Procura, i fatti contestati sarebbero avvenuti nella notte tra il 4 e il 5 settembre dello scorso anno, intorno alle 00.30, in piazza Quaranta Martiri a Gubbio, dove una coppia si trovava all’interno di un’automobile.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il maggiore dei due fratelli avrebbe aperto la portiera della vettura, trascinando la donna fuori dall’abitacolo e facendola urtare contro un’altra automobile. Contestualmente, l’altro fratello insieme al 36enne di Gualdo Tadino avrebbe costretto il compagno della donna a scendere dal veicolo, colpendolo con calci e pugni e immobilizzandolo per impedirgli di intervenire.
L’accusa e la versione degli imputati
Sempre secondo la ricostruzione accusatoria, dopo questi episodi sarebbe iniziata la presunta violenza sessuale. La donna avrebbe subito palpeggiamenti da parte dei due fratelli pugliesi, situazione che sarebbe terminata con l’arrivo di alcune persone attirate dalle urla della ragazza.
Gli imputati hanno fornito una versione differente dei fatti. I due fratelli e il cuoco di Gualdo Tadino avrebbero infatti sostenuto di essersi avvicinati alla donna soltanto con l’intenzione di aiutarla a rialzarsi.
Secondo quanto dichiarato dagli indagati, la donna sarebbe stata in evidente stato di alterazione alcolica e avrebbe avuto difficoltà a mantenersi in piedi, cadendo più volte. Questa ricostruzione, nella fase cautelare, non aveva convinto il giudice per le indagini preliminari.
Le misure cautelari e la decisione del Riesame
Durante l’udienza di convalida, il 37enne di Gualdo Tadino aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il Gip aveva confermato per tutti gli indagati la custodia cautelare in carcere, ritenendo presenti i presupposti per il mantenimento della misura.
Successivamente la situazione cautelare era stata rivalutata dal Tribunale del Riesame. Al termine del procedimento, per tutti gli imputati era stata disposta la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari.
L’istanza sulla misura cautelare e l’appello annunciato
Dopo la lettura della sentenza, l’avvocato Ubaldo Minelli ha presentato un’istanza per la revoca degli arresti domiciliari nei confronti dei due fratelli pugliesi. Il giudice dovrà decidere sulla richiesta entro cinque giorni.
Il legale ha inoltre preannunciato il ricorso in appello dopo aver preso visione delle motivazioni della sentenza, che saranno depositate dal Gup entro il termine di 90 giorni.
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