Rigopiano, chiuso l’appello bis: tre condanne, cinque assolti e due prescritti

Due anni per Visca, Antenucci e Caputi per crollo colposo; cinque assoluzioni e due prescrizioni nella sentenza della Corte d’Appello di Perugia

La Corte d’Appello di Perugia, dopo quasi otto ore di camera di consiglio, ha pronunciato mercoledì sera la sentenza del processo di appello bis sulla tragedia di Rigopiano, stabilendo la condanna a due anni di reclusione per crollo colposo nei confronti degli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Vincenzo Antenucci e Pieruigi Caputi. La decisione riguarda le responsabilità legate al crollo dell’hotel travolto dalla valanga nel gennaio 2017, evento che causò 29 vittime fra cui l’umbro Alessandro Riccetti.

Nel dispositivo sono state inoltre dichiarate prescritte le posizioni degli ex dirigenti provinciali Di Blasio e D’Incecco, mentre sono arrivate cinque assoluzioni: quella dell’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, dell’ex tecnico comunale Colangeli e dei tre dirigenti regionali Giovani, Belmaggio e Primavera. La sentenza ridisegna quindi il quadro delle responsabilità rispetto ai precedenti gradi di giudizio.

Il pronunciamento arriva al termine di un lungo iter processuale, caratterizzato da annullamenti e rinvii, e rappresenta una tappa significativa nella vicenda giudiziaria legata al disastro dell’Hotel Rigopiano, avvenuto il 18 gennaio 2017 a seguito di una violenta valanga che colpì la struttura ricettiva nel territorio di Farindola.

A commentare la decisione è stato il procuratore generale Paolo Barlucchi, che ha parlato di un passaggio rilevante sotto il profilo giuridico. “Per la prima volta si riconosce l’inerzia e la responsabilità di una pubblica amministrazione per una tragedia. Sentenza per certi aspetti storica. Certo, si tratta di un riconoscimento parziale, ma dobbiamo attenerci alla volontà dei giudici”, ha dichiarato al termine dell’udienza.

Soddisfazione è stata espressa anche dall’avvocato Massimiliano Gabrielli, legale che rappresenta i familiari di alcune delle vittime. “Abbiamo finalmente ottenuto quello che a Pescara e a L’Aquila ci avevano negato. Ora abbiamo ottenuto la condanna dei funzionari regionali per disastro colposo. Avevamo impugnato la sentenza di primo grado e presentato appello proprio perché la Regione era uscita indenne dalla vicenda”, ha affermato.

Il processo di appello bis si è concentrato in particolare sulle eventuali responsabilità legate alla gestione del rischio e alla prevenzione in un’area classificata come esposta a pericolo valanghe. La condanna per crollo colposo nei confronti dei tre ex dirigenti regionali si inserisce in questo contesto, mentre per altri imputati la Corte ha ritenuto non sussistenti i presupposti per la responsabilità penale o ha dichiarato l’estinzione del reato per intervenuta prescrizione.

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