Si conclude oggi, domenica 22 marzo, ad Assisi, nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco, la venerazione pubblica delle spoglie mortali del Santo, al termine di un mese che ha richiamato oltre 370mila pellegrini da tutto il mondo, segnando un evento di portata straordinaria per la comunità francescana e per la città umbra. La giornata finale è scandita dalla celebrazione eucaristica delle ore 17, presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, trasmessa anche in diretta televisiva e streaming.
Nel corso delle settimane, la Basilica è diventata il cuore di un intenso flusso di fedeli, caratterizzato da un clima definito raccolto, silenzioso e profondamente partecipato, nonostante l’elevato numero di presenze. L’evento ha rappresentato uno dei momenti centrali dell’VIII centenario francescano, inserito nel percorso che ruota attorno al messaggio “San Francesco vive”.
«Siamo stati una fraternità riunita attorno a Francesco – ha dichiarato fra Marco Moroni, OFMConv, Custode del Sacro Convento –. Una fraternità di trecentosettantamila persone raccolte qui e di molte altre in tutto il mondo. Una fraternità composta e orante, che ha voluto incontrare, nel segno di povere e fragili ossa, tutta la potenza di una vita animata dallo Spirito, che continua a portare frutto. Grazie a tutti quelli che in modi diversi hanno collaborato per pensare, organizzare e gestire un avvenimento che si è realizzato ben oltre la mia immaginazione e le mie aspettative».
Accanto alla dimensione spirituale, l’organizzazione ha coinvolto centinaia di operatori, volontari e professionisti della comunicazione. Oltre 300 giornalisti appartenenti a circa 130 testate nazionali e internazionali hanno seguito l’evento, contribuendo a una diffusione capillare delle iniziative. «Molti mi hanno chiesto – ha dichiarato fra Giulio Cesareo, OFMConv, direttore dell’Ufficio comunicazione del Sacro Convento – se mi sarei aspettato una risposta così importante dal punto di vista delle presenze e devo dire di sì: non avevo dubbi che saremmo stati in tantissimi a incontrare Francesco. Una cosa che invece proprio non mi aspettavo era il modo raccolto e gioioso che ha contraddistinto il pellegrinaggio e la venerazione in Basilica: silenzio, pazienza, cellulari in tasca… eppure ci sono le spoglie di Francesco e gli affreschi di Giotto. L’unica spiegazione per tutto ciò è che nessuno di noi in realtà è venuto a vedere Francesco, ma è lui che – vivo – ci ha chiamati per parlarci nel cuore e nella mente!».
Durante il periodo dell’ostensione si sono svolte oltre 170 celebrazioni nella chiesa superiore, che hanno visto la partecipazione di più di 100mila persone. Parallelamente, la comunità dei frati del Sacro Convento ha accolto religiosi provenienti non solo dall’Italia, ma anche da Paesi come Brasile, Stati Uniti, Tanzania, India, Corea e diverse aree del Medio Oriente, contribuendo a rafforzare il carattere internazionale dell’iniziativa.
Un aspetto rilevante ha riguardato l’accessibilità: sono stati infatti realizzati interventi strutturali per abbattere le barriere architettoniche, consentendo una partecipazione più ampia e inclusiva, in linea con i valori francescani di attenzione verso i più fragili e gli emarginati. In questo contesto si inserisce anche la presenza dell’Istituto Serafico di Assisi, rappresentato durante la conferenza stampa conclusiva.
Tra le novità comunicative, è stata promossa la diffusione dell’inno ufficiale dell’ostensione, “Su questo colle”, disponibile sulle principali piattaforme digitali, a testimonianza di un linguaggio rinnovato capace di raggiungere pubblici diversi.
La conferenza stampa finale ha visto la partecipazione, oltre che dei rappresentanti del Sacro Convento, anche delle istituzioni locali e regionali, tra cui il sindaco di Assisi Valter Stoppini e la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, insieme ad altri protagonisti dell’organizzazione logistica e pastorale.
Al termine della giornata, dopo il passaggio degli ultimi fedeli, è previsto il rito riservato della reposizione delle spoglie nella cripta, momento conclusivo dell’ostensione. L’iniziativa si inserisce in un cammino più ampio che proseguirà per tutto il 2026, con eventi e attività legati all’ottavo centenario della morte di san Francesco, sostenuti anche dal Comitato nazionale presieduto da Davide Rondoni.