Asili nido, Perugia è la provincia con la copertura più alta d’Italia

L’Umbria è prima in Italia per copertura degli asili nido, ma restano forti disuguaglianze territoriali e costi elevati per le famiglie

L’Umbria è al primo posto in Italia per la copertura dei servizi per l’infanzia, con una percentuale del 44,1% di bambini tra 0 e 2 anni che trova posto negli asili nido. Un risultato che la colloca ben oltre la media nazionale del 17,6%, ma che nasconde forti disuguaglianze territoriali e costi differenti che mettono in discussione l’equità del sistema.

Un primato che fa dell’Umbria un modello nazionale

Secondo il rapporto Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), l’Umbria ha raggiunto un risultato di eccellenza in Italia per quanto riguarda la copertura dei servizi educativi per la prima infanzia. In particolare, Perugia si distingue come la provincia con la copertura più alta d’Italia (52,6%), superando di gran lunga la media nazionale. Tuttavia, Terni resta molto più indietro, con una copertura ferma al 16%.

La crescita sostenuta dal Pnrr e il superamento dei target nazionali

La crescita dei posti nido in Umbria è stata possibile anche grazie agli investimenti del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). La regione ha superato il target del 33% fissato dal Piano nazionale, avvicinandosi agli standard europei in materia di educazione della prima infanzia.

Un sistema a due velocità: le rette per le famiglie

Nonostante i progressi, i costi per le famiglie restano una questione centrale. Lo studio Uil 2026 sulle rette per nuclei con ISEE medio-basso evidenzia un’Umbria a due velocità. Mentre Perugia offre una delle rette più accessibili d’Italia, con una spesa media di 265 euro al mese (mensa inclusa) per famiglie con un ISEE fino a 15.000 euro, Terni presenta una situazione ben diversa. In quest’ultima, le rette arrivano a 394 euro al mese, con un carico economico che rende il servizio difficile da sostenere per molte famiglie.

Le critiche al sistema dei servizi a domanda individuale

Questa disomogeneità nei costi per le famiglie ha suscitato critiche, soprattutto da parte della Uil, che a livello nazionale ha denunciato le disuguaglianze derivanti dal sistema dei servizi “a domanda individuale”. Questo sistema, spiegano i critici, porta alla creazione di tariffe diverse e alla formazione di diritti diseguali a seconda del territorio di appartenenza, penalizzando in particolare le famiglie del Mezzogiorno, dove la copertura dei servizi resta ancora bassa, tra il 10% e il 15%.

Gli aiuti regionali per le famiglie con redditi bassi

Per supportare le famiglie con redditi bassi, la Regione Umbria ha previsto un rimborso fino a un massimo di tre mensilità per le famiglie con un ISEE familiare non superiore ai 25.000 euro. Il contributo è modulato in base all’orario di frequenza del nido e riguarda nidi, micronidi, sezioni primavera, poli per l’infanzia e altri servizi educativi autorizzati. Il fondo previsto per l’anno educativo 2025-26 ammonta a circa 4 milioni di euro, dimostrando l’impegno della regione nel sostenere le famiglie più vulnerabili e garantire loro l’accesso ai servizi educativi.

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