Non solo Nablus, ma anche Herzlya, nel segno della pace. La proposta è dell’avvocato perugino Walter Biscotti dopo che il consiglio comunale di Perugia ha dato il primo Sì alla proposta di gemellaggio con la città palestinese di Nablus.
L’idea era stata proposta avanzata dal Partito Democratico di Perugia e dai Giovani Democratici dell’Umbria e fatta propria da tutta la maggioranza in Consiglio Comunale, con atto illustrato da Lorenzo Ermenegildi Zurlo.
Zurlo aveva spiegato che l’attuale fase storica, segnata dalla guerra in Palestina e dalla gravissima crisi umanitaria nella Striscia di Gaza, ha portato ad approvare in Consiglio comunale atti volti a sollecitare il Governo della Repubblica al riconoscimento dello Stato di Palestina e ad iniziative dell’Amministrazione comunale a sostegno di tale orientamento istituzionale. Di recente il Comune aveva incontrato una delegazione di sindaci della Cisgiordania e sul palazzo comunale sventola da tempo la bandiera palestinese.
L’obiettivo del gemellaggio, dice Zurlo, è di utilizzare la “diplomazia cittadina” e la “cooperazione decentrata” come strumenti concreti per promuovere pace, dialogo, diritti umani e ricostruzione del tessuto sociale, nel segno del messaggio di Aldo Capitini” La scelta è ricaduta appunto su Nablus, in Cisgiordania.
Le proposte alternative: Herzliya
Sempre nel segno della pace, arriva la proposta di Walter Biscotti, avvocato perugino, di unire nel gemellaggio anche una città israeliana, ovvero Herzliya.
Lo ha fatto con una lettera alla sindaca Vittoria Ferdinandi, alla Giunta e ai consiglieri. Riguardo al gemellaggio con Nablus “come cittadino di Perugia non posso che essere d’accordo con una iniziativa del genere”, dice l’avvocato che poi aggiunge: “Nel puro spirito di pace e di due popoli e due Stati chiedo il Comune proponga anche quello con una cittadina Israeliana come Herzliya, sede della importantissima Reichman University”.
“Le università e i giovani che le frequentano – aggiunge – non possono che essere il motore principale per una soluzione di convivenza pacifica tra i due popoli: israeliano e palestinese”
Varasano: San Giovanni d’Acri
Fra coloro che in consiglio comunale avevano votato contro la proposta c’è Leonardo Varasano, d Progetto Perugia, che proponeva di allungare il gemellaggio anche ad una città israeliana, ovvero San Giovanni d’Acri, nota anche come Acco.
“I gemellaggi -ha spiegato Varasano – sono qualcosa che restano ed hanno un significato profondo. Non vanno mai perseguiti nel loro obiettivo sulla emotività del momento: siamo sicuri che questo sia il respiro odierno della città, la più largamente intesa e non di una parte?”
Proprio tirando in ballo l’alfiere perugino della pace Capitini, Varasano aveva rilanciato: “L’atto è manchevole, perché non riconosce il dolore universale in questa guerra. Nlla vocazione di Perugia che viene richiamata, nella figura e nelle parole di Capitini, il nostro compito nel creare ponti., bisogna che atterri da qualche altra parte il ponte, perché altrimenti rimane sospeso e non è compiuto. Il ponte tra due parti necessita, appunto, di due parti”. Citando poi il cardinale Pizzaballa spiega: “Nessuno ha il monopolio del dolore, non ce l’hanno i palestinesi, non ce l’hanno gli israeliani. Uno dei drammi di questa guerra è proprio l’incapacità di ascoltare il dolore altrui. Senza il riconoscimento del dolore dell’altro non c’è futuro. È da lì che bisogna partire”
Da qui l’idea di affiancare appunto al gemellaggio con Nablus quello con Acco: “con la quale avevamo un percorso avviato tramite la Tref, la via europea dei Templari”.
Il caso precedente: niente celebrazione del 7 Ottobre
Certamente la questione apre un fronte. Perugia Tomorrow aveva raccontato, in una intervista esclusiva al presidente dell’associazione Italia-Israele di Perugia Alberto Krachmalnicoff come era stata negata la possibilità di un cineforum attorno ad un film sulle violenze perpetrate da Hamas in aggiunta al massacro del 7 Ottobre.
Queste proposte di gemellaggio anche con realtà israeliane si configurano ora come veri ponti di pace fra i popoli e occasioni per mettere al bando narrazioni unilaterali.