“Voglio che questo ordine del giorno si trasformi in azioni concrete”, ha dichiarato con fermezza il consigliere Riccardo Vescovi, dopo che la maggioranza ha approvato l’ordine del giorno che collega il parto in anonimato al ripristino della Culla per la Vita a Perugia. Un’iniziativa che, come sottolinea lo stesso Vescovi, è “frutto di un confronto ragionato e condiviso all’interno della maggioranza”, e che mira a fornire risposte reali in tema di tutela della maternità fragile.
Tuttavia, il clima nella IV Commissione consiliare che ha affrontato il tema si è rivelato tutt’altro che sereno. Il confronto si è acceso soprattutto intorno a una spaccatura interna alla stessa maggioranza, evidenziata da contrapposizioni ideologiche forti. Da un lato, chi ha sostenuto con convinzione la necessità di tutelare “la vita nascente”, dall’altro un fronte definito da alcuni consiglieri come “rigidamente femminista militante”, colpevole – secondo l’opposizione – di aver “deviato il focus del dibattito” verso temi già normati dalla legge, come il diritto al parto in anonimato.
I consiglieri Paolo Befani, Chiara Calzoni, Elena Fruganti, Edoardo Gentili, Riccardo Mencaglia, Nilo Arcudi, Augusto Peltristo, Margherita Scoccia, Gianluca Tuteri, Leonardo Varasano e Nicola Volpi, hanno tutti espresso forte dissenso sul metodo con cui la maggioranza ha gestito l’iter dell’ordine del giorno. Secondo loro, è stata una scelta ideologica, che ha escluso qualsiasi possibilità di costruzione condivisa.
“Abbiamo ribadito più volte la disponibilità a un testo unico”, affermano, “capace di conciliare le proposte di entrambe le parti, per un obiettivo comune: tutelare madri e neonati”. Ma ogni tentativo di dialogo, sostengono, è stato respinto, preferendo difendere una posizione politica precostituita.
Durante la seduta, è stato giudicato particolarmente inopportuno l’intervento di un membro della Giunta, che ha messo in discussione la stessa competenza del Comune sul tema, ignorando – secondo l’opposizione – la portata sociale e sanitaria del problema. A ciò si sono aggiunti episodi di scarsa correttezza, come commenti fuori microfono che avrebbero interrotto più volte gli interventi degli esponenti di minoranza.
Secondo Vescovi, il collegamento tra parto in anonimato e Culla per la Vita è strategico: “Abbiamo voluto legarli perché tutti gli abbandoni devono prima essere intercettati attraverso il canale del parto in anonimato. La Culla resta una misura estrema, ma può salvare vite, anche una sola.” Il consigliere sottolinea la necessità di riattivare la Culla, aggiornandone le tecnologie, tutelando la sicurezza e garantendo il pieno anonimato.
L’ordine del giorno prevede anche campagne di informazione, formazione per il personale sanitario e coinvolgimento di soggetti pubblici e privati nella gestione della struttura. “Il nostro obiettivo primario è garantire la sicurezza della madre, del bambino, della comunità intera”, ha concluso Vescovi. “Ora è il momento di agire”.
Alla fine, la maggioranza ha ottenuto l’approvazione del provvedimento, ma secondo molti osservatori il costo politico è stato alto. L’opposizione ha denunciato una fragilità interna al cosiddetto “campo largo”, con una divisione profonda sui temi etici tra sinistra radicale e cattolici, che mette in dubbio la reale coesione del fronte di governo.
“Abbiamo visto prevalere logiche di schieramento sull’interesse comune”, ha commentato l’opposizione, promettendo di continuare il proprio impegno per una politica che “non divida, ma unisca”, e che sappia ascoltare chi attraversa momenti di fragilità.